Pekerman taglia l’ultimo interista «Fuori Cambiasso, mi ha deluso»

Alla vigilia della sfida con la Serbia, il ct argentino spiega le sue scelte: «Riquelme ha bisogno di più protezione, Messi è ancora un ragazzo e io bado al sodo»

Riccardo Signori

nostro inviato a Herzogenaurach

Tempi duri per gli interisti. Direte: quando mai! Ma se anche in nazionale piove, non c’è più ombrello sotto cui ripararsi. Ieri Josè Pekerman ha fatto l’ultimo dispetto alla colonia argentina di Milano. Lasciato a casa il gruppetto degli indesiderabili, il ct ha messo da parte anche l’unico nazionale doc della compagnia nerazzurra: fuori Cambiasso ha annunciato. Pekerman è un tipo alla Zeman: niente sconti alle stelle. Però ha miglior senso dell’equilibrio nel gioco e proprio in nome dell’equilibrio ha deciso di tirare il colpo basso a uno dei suoi giocatori cardine. «Cambiasso non mi è piaciuto contro la Costa D’Avorio», ha spiegato. «Riquelme ha bisogno di miglior copertura per esprimere le sue possibilità. Servono miglior possesso palla e mobilità».
Dunque dentro Luis Gonzalez che, insieme a Mascherano e Maxi, dovrà gestire il campo alle spalle del Maradona dei poveri. Un’idea per vincere e convincere che è ancora più difficile. In realtà Pekerman è già in guardia, in attesa delle polemiche. La vittoria contro la Costa D’Avorio non ha convinto tutti. La critica argentina ha raffreddato la penna solo in omaggio al successo, non certo al gioco e al modo di disporsi sul campo. Quel Messi in panchina fa urlare il mondo. Eppure Pekerman proprio non ci sente. «È un pibe e va trattato da pibe». Il ragazzino ci è rimasto male, ma s’è messo in attesa. Questo Messi, «che non gioca da tre mesi» fa notare Pekerman, non si può rischiare contro la Serbia, notoriamente non proprio una squadra di gentiluomini. «Oggi può sentirsi frustrato, ma gli passerà. Lionel ci da allegria, è arrivato dal settore giovanile: avrà il suo tempo. Ha molti mondiali davanti a sè». Conclusione che la dice lunga sul futuro del nuovo Pibe. In aggiunta, Messi si è fatto male a un piede. Ieri ha corso dieci minuti e si è fermato. Anche Tevez ha avuto problemi: mal di stomaco come Ronaldo. Neppure fosse un’epidemia che colpisce i più pazzerelloni. Ma quando c’è stato da decidere che farne, Pekerman ha mostrato il lato debole per Tevez e quello duro per Messi. «Il pibe torna in rosa se sta bene. Tevez dovrà evitare di stare esposto al sole, eppoi verrà in panchina».
Argentina che bada al sodo e non alla poesia del nuovo Pibe. Argentina in cui Maradona fa sempre notizia anche se non gioca. In attesa che la vetrina se la prendano quelli sul campo. Squadra che ci crede, anche se cerca equilibrio e gol. Pekerman sta tentando piccoli assestamenti. La partita con la Serbia diventa decisiva per darsi un po’ di tranquillità in vista dell’Olanda. Girone da mosse scacchistiche, chi sbaglia paga tutto. «Noi dobbiamo dare una grande immagine dell’Argentina e del suo calcio. Il nostro obbiettivo è andare avanti». Così ordinò Pekerman, uomo tranquillo ma con il pugno di ferro. Questa squadra è costruita totalmente sulle sue convinzioni, si è affidato al gruppo dei giovani che ha cresciuto nelle nazionali minori, ha fatto fuori senatori di peso, deve stangare e stanare la Serbia. «Non conta se hanno steccato la prima».
Ci vorranno gol e punte: Saviola e Crespo per partire. Ma sono pronte le contromosse. Gli argentini odiano i brasiliani, però sono ammaliati dal loro tridente. Perchè non provarci, hanno chiesto al ct loro. E quello, sornione e furbacchione, ha replicato: sì, è possibile. Perchè no? Se sarà necessario. Chiaro che, nel caso capitasse, significherebbe essere già sull’orlo del precipizio. Tutto fa parte del gioco degli equivoci e delle ambiguità. La stampa argentina dice tre punte e pensa a Messi. Pekerman dice tre punte e divaga su Tevez. Per i bookmakers il problema non esiste: tre punte o due punte, l’Argentina deve far strada. Si sprecano le scommesse sul suo mondiale: vincente.