Pelléas et Mélisande, all’Out Off rivive il mitico Medioevo

Il regista Lorenzo Loris fa rivivere il sogno con i ragazzi della «Paolo Grassi»

Valentina Fontana

La sfida è stata quella di portare in scena un autore poco rappresentato per la complessità della sua opera. Ma proprio per capire un autore fondamentale per lo sviluppo della drammaturgia moderna il regista Lorenzo Loris entra nel simbolismo letterario francese di Maurice Maeterlinck con la messinscena di Pelléas et Mélisande, l'unico dramma teatrale musicato da Claude Debussy.
«Abbiamo mantenuto il testo integrale - dice il regista, impegnato fino al 10 giugno al Teatro Out Off -, un testo altamente poetico fatto di sospensioni e di simboli. Del resto Maeterlinck è il poeta del mistero, il poeta delle forze sconosciute e fatali, che agiscono continuamente sopra e intorno a noi. La parola drammatica nasconde così le voci più remote delle nostre anime e allo stesso tempo la natura prende una parte attivissima nello svolgersi del dramma e con le sue ombre e le sue luci, coi suoi fremiti e i suoi sussurri parla continuamente agli uomini e accompagna l'avvento del destino».
Fu lo stesso Debussy del resto a constatare che «nonostante il suo stile romantico il dramma di Pelléas contiene più umanità dei cosiddetti documentari realistici»: nonostante il lirismo fiabesco e allucinato i personaggi di Pelléas et Mélisande sono animati da una profonda umanità che li rende più violenti e reali di tante opere veriste.
«Forma, contenuti e linguaggio evocativo - continua Loris - sono sicuramente stati i grandi ostacoli da superare per rappresentare il testo di Maeterlinck. Ma la maggiore fatica è stata quella di ricreare un ambiente da favola gotica».
Per questo la storia dell'amore impossibile di Pelléas e Mélisande, della fanciulla che sposa il principe Golaud per poi innamorarsi del fratellastro scatenando la gelosia omicida del marito, viene ambientata in un Medioevo leggendario che ricorda molto le atmosfere di Lancillotto e Ginevra.
«Mi piacerebbe che il pubblico entrasse prima in questo Medioevo per poi immergersi completamente nel mondo poetico di Maeterlinck», confessa Loris.
Già, perché come per Beckett, di cui l'autore fiammingo è forse il precursore per eccellenza, «dobbiamo partire dal concreto, le emozioni dell'animo sono rivelate dalla forma della scrittura - precisano le note di regia -. D'altra parte Maeterlinck non ha trascurato nessun elemento che potesse servire all'espressione compiuta del senso del mistero e con vocabolario assai povero ha saputo forgiarsi uno stile, che nelle gradazioni dei significati e dei suoni, riesce veramente a sprigionare tutto il simbolo della parola».
«Dopo le prime rappresentazioni - conclude Loris - finalmente siamo riusciti insieme ai ragazzi della Scuola d'Arte Drammatica Paolo Grassi a far funzionare questa incredibile macchina scenica». Così Loris, dopo Una specie di storia d'amore di Miller e L'ultima sera di carnevale di Goldoni, suggella un ideale percorso registico con un'altra storia d'amore.