A «Pelle» ci vuole più introspezione

Chi volesse ascoltare le confidenze sentimentali e sessuali dei giovani italiani può sintonizzarsi ogni giovedì alle 21 sul canale All Music e guardarsi Pelle, documentario-inchiesta firmato da Alberto D'Onofrio che si è fatto già conoscere soprattutto con La sindrome del Golfo, reportage coraggioso sulle morti causate dall'uranio impoverito. Pelle è il tipico viaggio all'interno dei sentimenti e dei desideri, compiuto con l'intervistatore che non viene mai inquadrato e di cui si sentono però le domande, dirette e prive del minimo pudore anche quando si riferiscono alle abitudini sessuali degli intervistati. I quali intervistati, tutti tra i 20 e 30 anni, sembrano unanimemente contenti di mettere in piazza - seppure per il «nobile scopo» del documentario - i loro gusti e disgusti, soddisfando ogni curiosità (ce ne fosse uno, in tutti questi documentari, che rispondesse: «saranno pure cavoli miei». Se c'è viene sempre tagliato in fase di montaggio, ed è un peccato perché restituirebbe credibilità alle statistiche e farebbe bene alla sbandierata verità di questi documenti). Presentato con un po' di furbizia mediatica come un reportage su «l'amore e il sesso al tempo dei Dico», in realtà questo programma sembra cercare più le testimonianze singolari che buchino il video piuttosto che un discorso articolato sulla natura dei rapporti interpersonali. Almeno in questa prima puntata, insomma, D'Onofrio se l'è scelto bene il suo campione, come il diciannovenne Stefano che ha la faccia e le parole fatte apposta per rimanere impresse («sono un soggetto ancora sconosciuto sul piano sessuale») oppure la ventinovenne stilista Gaia, che in un'epoca di forti conflitti tra maschi e femmine si prodiga in entusiastici commenti sull'importanza fondamentale di un uomo (e possibilmente più uomini) nella vita di ogni donna. O ancora la scrittrice Francesca, sposata con una sorta di yuppie americano, prodiga di generosi particolari sui differenti periodi sessuali vissuti con il partner. Pelle si lascia vedere perché è costruito con una certa furbizia, non so quanto consapevole. Ma lascia a desiderare sul piano dell'approfondimento dei temi esistenziali, rinunciando a fotografare come avrebbe potuto la fatica di vivere le relazioni di coppia. Chiamati a confidarsi, i giovani rispondono senza tirarsi indietro, ma qualche domanda in più che scandagliasse le inquietudini esistenziali e qualcuna in meno sulla data d'inizio della vita sessuale (ancora?) o su certe preferenze del tutto personali (è davvero di interesse pubblico sapere se Stefano è attivo o passivo?) avrebbe dato la sensazione di uno spessore maggiore. A meno che il titolo stesso del programma non volesse avvisarci, fin dall'inizio, che si voleva restare in superficie.

roberto_levi@libero.it