Pellegrinaggi e calcio da rifondare

Vorrei fare alcune considerazioni sul pellegrinaggio al Santuario della Guardia deciso dalla Sampdoria:
1) Il pellegrinaggio alla Guardia avrebbe dovuto essere un fatto.. più riservato e senza fotografi, «media» al seguito; un pellegrinaggio a mo' di gita.. non è piu' un pellegrinaggio ma qualcosa d'altro.
2) Poi c'e' il dopo-pellegrinaggio e cioè tutti gli operatori del «pianeta calcio» devono cercare di applicare tutti i giorni comportamenti tali da cercare di far risalire la china al «pianeta calcio»; e la risalita deve essere prima di tutto con comportamenti «etici», anche se le squadre non sono dotate come le aziende di un «Codice etico», da cui seguono a ruota altri comportamenti di chi gioca in campo e di chi non va in campo ma... è del giro.
3) Conclusioni. Ora è chiaro che ciascuno deve fare la sua parte anche se alcuni rilasciano dichiarazioni che il «Calcio è un grande ammalato» (Rif. intervista di Zola a Panorama del 24.3.06) ma poi sono i primi a far parte del «sistema» e ci dicono che la colpa è solo e sempre di «qualcun altro».
Troppo comodo, facile ed ipocrita! Guardiamo agli ultimi anni, a quanto accaduto e diciamo che nessuno del giro non sapeva ...che Cecchi Gori è stato solo un tonno ben spolpato dai «piranhas» del pianeta calcio e che il «Calcio» è un Moloch che ... non può fermarsi.. anche in presenza di fallimenti etc. etc.
Se le squadre vanno solo un giorno al pellegrinaggio e poi per la restante parte dell'anno non danno una «sterzata» ma si allineano al fatto che... «Così fan tutti..».. allora al santuario avrebbero potuto sostituire una gita di piacere.. se «Passata la festa.....».