Pellegrini contro Manaudou tigri d’acqua «dopate» di Marin

Stanotte la sfida più calda del nuoto tra le due rivali anche in amore. E dopo Luca, Federica ha strappato alla francese pure i risultati

nostro inviato a Pechino

Che si sbranino, finalmente. Le tigri di solito non amano l’acqua, ma queste sono della specie umana: molto più pericolosa. Federica Pellegrini e Laure Manaudou stasera a Pechino (e poi stanotte in Italia nella finale dei 400 stile) faranno i conti. In tribuna Luca Marin, bello, tenebroso, ma non più l’oggetto del contendere. Stavolta si parla d’oro, di gloriose conquiste, di zampate che lascino segno nel libro dei ricordi olimpici. Povero Marin, involontariamente è diventato il loro doping. E forse qualcosa di più. Da quando la Fede di casa nostra ne ha scoperto i guizzi d’amore, anche la vita in vasca s’è fatta en rose: successo nei 400 stile libero agli europei di Eindhoven e record del mondo (ricordate: 4’01”53), ovviamente strappato alla nevrotica madamoiselle degli anelli. Da quando la francese ha preso le distanze dall’Italia, da quando ha rigettato timidi sospiri e languide carezze dell’ex, le fortune hanno preso a guardarla di sbieco. E anche i risultati. A Melbourne, lei aveva strappato, nel giro di una notte, il record del mondo dei 200 stile libero alla Pellegrini, ma poi ne è stata ripagata con gli interessi. Tra oggi e domani la bella.
Laure è un cannibale del medagliere, ma ha preferito affrontare l’italiana solo in questa gara. Federica ha preso forza e convinzione, racconta in giro di tutto e di più, spiega come le piaccia fare l’amore e come si ecciti ancora per i tacchi a spillo, ha perso qualche grammo di simpatia e acquistato qualche etto di divismo, soffre il guinzaglio stretto di Castagnetti, ct che non ama effusioni e fidanzatini, ma ha assorbito tutti i segreti rifilati dal tecnico per migliorare se stessa e la sua storia di nuotatrice.
Percorso diverso quello di Laure, dopo anelli tirati al fidanzato e romantiche gite nel golfo di Napoli. Non è più il tempo degli stravizi in allenamento e dei nudi rubati da una foto. Non è più il tempo di una vita spericolata. Le Olimpiadi sono per tutti la gara della storia. Prima di conoscere Marin, Laure guardava il mondo con occhi ingrugniti e la fame di una ragazzina permalosa e viziata. La cura “italiana” ha addolcito il suo rapporto con il mondo, ma non cancellato la viziosità della primadonna. Per esserlo a buon diritto, dovrà battere l’impertinente che le ha strappato il regno ed evitare che ci sia la terza incomoda a rovinar la sceneggiatura.
Si chiama Katie Hoff, è americana, oggi ha 19 anni, uno in meno della Pellegrini. Ad Atene era finita in barella per una insolazione, ora vuol sentirsi superwoman, imitando Phelps nell’inseguire medaglie. Ieri ha cominciato con i 400 misti. Aspira a diventare giornalista, ha nel cognome un avvertimento per le avversarie. Tolta la “H” minaccia: vi spengo.
L’Olimpiade di Federica è partita con un record italiano, conquistato insieme alle ragazze della 4x100. Marin ha promesso che in queste notti avrebbe dormito, a chi temeva svaghi e tenerezze. Lei, invece, ha pensato al nuovo costume, con i record non si scherza: l’ha promosso. In compenso ha rimandato Pechino: «Me l’aspettavo un po’ più bella».
Il 5 agosto ha compiuto vent’anni. Non ha dubbi sul regalo desiderato, che non è quello del fidanzato. «Lui, per ora, mi ha donato delle rose». Poi ci sarà di meglio. Sottinteso. Capito Manaudou? Fatti più in là. In tutti i sensi.