Pellegrini al santuario, ma gli hotel sono a luci rosse

PompeiUn albergo del sesso a poche centinaia di metri dal Santuario della Beata Vergine del Santo Rosario, altri due, a Villa dei Misteri, vicino a uno degli ingressi degli Scavi archeologici, il sito più visitato al mondo, oltre due milioni di passaggi l'anno. Ma Pompei per anni ha avuto una terza attrazione, che richiamava ogni giorno centinaia di patiti del turismo sessuale. Alberghi insospettabili, che ospitavano abitualmente pellegrini e visitatori degli Scavi, tre stelle dignitosissimi che non lasciavano trasparire nulla. Invece una o più camere, erano stabilmente occupate da prostitute, prevalentemente straniere dell’Est.
Il divertimento è finito all'alba di ieri, quando, su ordine della Procura di Torre Annunziata (diretta dal Procuratore Diego Marmo), i carabinieri di Pompei, hanno sequestrato i tre hotel a luci rosse. Ma, l'organizzazione aveva ramificazioni, estese anche in altre città: altri 4 alberghi e una casa, infatti, sono stati sequestrati a Napoli, nell'Avellinese e nel Casertano. Arrestate 17 persone: si tratta dei titolari degli alberghi e degli organizzatori, accusati di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione.
«Qualificata», si fa per dire, la tipologia dei frequentatori degli hotel bollenti: avvocati, ingegneri, architetti, medici. Arrivavano da Napoli e dalle altre province campane ma, anche dal Lazio e dalla Puglia.
I carabinieri hanno svolto indagini per due anni. In caserma sono sfilati decine di testimoni. La prestazione di una prostituta, variava a seconda dell'età ma, soprattutto in base alla bellezza: dai 100 ai 200 euro, da dividere con albergatore e sfruttatore. Il titolare di uno degli alberghi sequestrati a Pompei, con notevole faccia tosta, nel corso di una intervista a il Mattino, (nel 2007), disse di auspicare una serie mirata di azioni volte a debellare la prostituzione. Il suo desiderio è stato esaudito.
Da ambienti della curia della cittadina vesuviana, si esprime «amarezza» per il degrado morale e a quanto pare, seppure si tratti di voci ufficiose, lo stesso l’arcivescovo di Pompei, monsignor Carlo Liberati avrebbe manifestato soddisfazione per l’operazione di «pulizia».