Pellegrini sua immensità è sempre l’ora dell’oro

Vince i 200: "A casa mia non permetto di mettere piede a nessuno".
Rimonta con &quot;testa e cuore&quot;, in una gara &quot;che è il mio inno di libertà&quot;. GUARDA le <strong><a href="http://www.ilgiornale.it/fotogallery/shanghai_2011_pellegrini_oro_200_st... target="_blank">foto</a></strong> e i <strong><a href="http://www.ilgiornale.it/video/mondiali_nuoto_oro_federica_pellegrini/id... target="_blank">video</a></strong>

Sembrava la nonna. La nonna italiana. Una regina delle nonne. Una nonna così giovane e senza rughe, con gli occhi che brillavano di felicità. Sorniona, guerriera, indomita. Comunque grande, come sanno essere grandi le nonne che hanno fatto l’Italia. Toste e severe, con il dito levato nel dire: «Fuori di qui, invasori! Guai a chi mette piede in casa mia». Federica Pellegrini l’ha detto con fare ammiccante, determinata come impone la testa dura, dopo aver misurato tutta la grinta fissando il fondo vasca. «A casa mia non permetto di mettere piede a nessuno». Per non sbagliare ha messo fuori anche il fidanzato. Ed è stato oro. Oro ancora oro, è sempre l’ora dell’oro (cambierà pure il ritornello del suo spot di biscottini?). Casa sua sono i 200 stile libero. Lo ha raccontato sempre, anche con senso di possesso e gelosia.

Dal 2008, olimpiadi di Pechino, nostra signora delle acque non sbaglia un colpo, quando conta. L’ultima bizza è stato il flop nei 400 stile libero di Pechino. Buttata l’occasione, la sua testa si è resettata nel giro di un pomeriggio ed è stato tutto un correre, lottare, confrontarsi con se stessa e le avversarie: 5 medaglie d’oro. I 200 alle Olimpiadi cinesi l’hanno fortificata, e detto: fidati di te!. Quel giorno Fede diede un colpetto di gomito a Novella Calligaris, fino allora icona italiana della campionessa in vasca. Per favore, fatti più in là: tu prima donna campionessa del mondo, io prima campionessa olimpica. Eppoi vai con i paragoni fra primedonne: dalla Simeoni alla Vezzali.

Ed ora questo raddoppio bissato nel giro di due anni: Roma è stata la bolgia della gioia e delle emozioni sue e del nuoto italiano. Una voce nell’universo per dire: sono vera, sono campionessa. Shangai il tempio della conferma e forse dell’immortalità sportiva. Nessuna diva o divina delle piscine è arrivata a tanto: doppio successo nei 200 e 400 in due edizioni consecutive.
Federica Pellegrini si è fatta inseguire dal mondo in una magnifica nuotata nell’infinito, acque libere, senza lasciarsi condizionare dalla fantasia e dalla fantasticheria. Anche ieri. Quei 200 metri sono il suo canto libero. Detto da lei: «La mia libertà, ci sono nata con quella gara e continua a regalarmi emozioni». Ha lasciato andare avanti per 100 metri quel leone digrignante della olandese Heeemskerk. Pareva un rischio, un azzardo, qualcuno a pensare: Fede cosa combini? Settima alla prima vasca, quinta alla seconda. In semifinale l’olandesona aveva tenuto fino in fondo.

E lei a guardare. «Ma è stato un bene», ha riletto tutto ieri. «Così ha giocato a carte scoperte, ormai un po’ di esperienza ce l’ho. Oggi oltre al fisico, ci doveva essere molto d’altro». Già, l’olandese è durata poco più di 100 metri. La Pellegrini ha capito ed ha aperto il turbo (terza ai 150 metri), ha goduto (faticando ovvio) ed ha fatto godere il bello dello sport: inseguimento come un motoscafo in scia, sorpasso come un jet in decollo, arrivo come un’aquila con le ali fuor d’acqua. «Ho vinto con testa e cuore» ed è stata una sintesi perfetta della bellezza di una gara.

Federica vive le emozioni e sa emozionare. Anche quando parla dei fatti della vita. In questi anni ha acquisito dimensione del ruolo: campionessa e personaggio, diva e donna. Ha acquisito, anche, certa leggerezza nel giocare con i media: si lascia radiografare dalle domande, fa battute, strizza l’occhio, la linguaccia è diventata un marchio, ma poi ti spiega un gesto (il segno delle corna), a scanso di equivoci: «Era dedicato ai quattro squilibrati della staffetta 4x100». Loro si sono persi la medaglia per un niente e lei l’ha riacciuffata con il solito atto di fede (o Fede). «La verità è che non bisogna mollare mai. Sono felice». Mai come stavolta è sembrato naturale sentirglielo dire.

Felicità è scoprire di essere grande come speri. Felicità è sentir l’Italia che ti coccola: il Veneto si è fermato a guardare la gara in tv, i politici hanno messo subito il pennacchio, la Juve le ha inviato i complimenti. Felicità è dire ancora una volta «Ciao mamma!» davanti alla telecamere. Soavità è dire: «Ragazzi io e Marin ci siamo lasciati», scritto sul suo blog poco prima della finale. «Ma non è vero che esista qualcun altro. Ed ora io sono qui per pensare ai mondiali». Appunto, il tempo di quattro vasche ed è tornata a parlare di felicità. E a chiudere la porta di casa a tutti.