Pellegrino di Pontassieve

E con questo fanno ventitré, i santi di nome Pellegrino ricordati dalla Chiesa. Solo che di questo qui, venerato a Pontassieve (in provincia di Firenze), non si sa assolutamente nulla. Per la precisione, due soli particolari si conoscono: una, che era un martire; l’altra, che non era di Pontassieve. Infatti, la sua reliquia stava in una catacomba romana della via Aurelia e là rimase fino al 1690. Scrive Giuseppe Raspini nell’Appendice Prima alla Bibliotheca Sanctorum (Città Nuova) che in quell’anno Giuseppe Ensani, vescovo di Porfireone e sacrista del papa Alessandro III, fece dono di quella reliquia - col permesso del pontefice, s’intende - a un certo fra’ Francesco Maggio, il quale dello stesso papa era anche parente. Il frate in questione, a sua volta, girò la donazione alla chiesa parrocchiale di Pontassieve, intitolata a San Francesco. I documenti dei vari passaggi sono conservati nell’archivio di quest’ultima, compresa la solenne autenticazione della reliquia effettuata dal vescovo competente, che era quello di Fiesole, Filippo Neri Altoviti, a ciò richiesto dal padre guardiano dei francescani officianti la summentovata chiesa. Il corpo del santo è a tutt’oggi conservato sotto l’altare maggiore in apposita e artistica urna lignea. Certo, a uno scettico agnostico odierno il regalo di un cadavere potrà sembrare macabra idea, anche se poi lo stesso non esiterà a conciarsi da zombi per festeggiare Halloween, leggere di gusto Dylan Dog e avere come hobby preferito il cinema di Carpenter o Raimi. Ma, che volete, i cattolici credono nella resurrezione dei corpi.
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