Pellicola ambigua e un po’ noiosa

Se In memoria di me di Saverio Costanzo fosse andato a Venezia o a Roma, anziché a Berlino (in concorso ieri), qualche politico italiano parlerebbe di sacrilegio o quasi per il bacio sulle labbra di un novizio (Filippo Timi) al padre superiore (Andre Hennické). Ma Costanzo non è Bellocchio e tanto meno Nasca, che ha dato al nostro cinema punte di anticlericalismo. No, Costanzo - ispirando la sua sceneggiatura al Gesuita perfetto di Furio Monicelli - predilige l'ambiguità: sceglie un' «istituzione totale» come un convento, dove giovani in attesa di prendere i voti (Christo Jivkov, Fausto Russo Alesi) misurano silenziosamente la loro vocazione. E racconta come alcuni di loro scoprano che la Chiesa non è un soft power; e che anzi, proprio grazie al rigore, è stata presa sul serio da tanti popoli. Soggetto complesso da raccontare, senza annoiare: e talora In memoria di me annoia. Ma è anche un soggetto insolito e giustamente la Medusa l'ha finanziato, permettendo a Costanzo un film superiore a Private.