Le Pen ora fa paura. I socialisti: la sinistra voti compatta Royal

A 6 giorni dalle elezioni per l’Eliseo il Ps teme il sorpasso ai danni di Ségolène al primo turno e si appella all’unità della "gauche"

Parigi - Da sola Ségolène Royal rischia di non qualificarsi al secondo turno delle presidenziali; ma grazie a Le Pen, forse sì. È l’ultimo paradosso di una campagna elettorale lunga e invadente, ma certo non persuasiva. A sei giorni dal voto, circa il 40 per cento degli elettori non sa ancora per chi votare: mai il numero degli indecisi è stato tanto alto per l’elezione del capo dello Stato.
E il problema riguarda soprattutto la sinistra. A destra, i giochi sono fatti. Nicholas Sarkozy è praticamente sicuro di andare al ballottaggio. Gli ultimi sondaggi lo danno stabilmente al 30 per cento; Le Pen e altri candidati minori conservatori, come De Villiers, dovrebbero ottenere il 15-18 per cento. Dunque, sommando i gollisti moderati e le forze estreme, si arriva un 45-48 per cento, che è ormai fisiologico nel panorama politico francese. La «gauche», invece, arranca. Fino a un paio di mesi fa si pensava che Ségolène potesse resuscitare un partito che non si è ancora ripreso dal trauma del 2002, quando il socialista Lionel Jospin fu eliminato al primo turno dal leader del Fronte nazionale. Per diversi mesi il suo sorriso radioso e la sua apparente serenità sono stati sufficienti ad affascinare l'opinione pubblica. Ma quando la Royal è stata costretta a spiegare i propri programmi, a parlare in pubblico, insomma, a mostrare il vero volto, l’incantesimo è svanito. E le sue contraddizioni, caratteriali e politiche, si sono improvvisamente palesate, facendola precipitare nei sondaggi.
A vantaggio di chi? Non certo di Sarkozy, ma del centrista François Bayrou, che sebbene sia privo di carisma, ha saputo accreditarsi come candidato moderato, affidabile, progressista. Insomma, un’alternativa non entusiasmante, ma accettabile e giorno dopo giorno sempre più forte, fino a superare, una ventina di giorni fa, il 20 per cento.
François Hollande, il segretario del Partito socialista, nonché marito di Ségolène, domenica ha confessato di non sentirsi affatto sicuro della presenza di sua moglie al ballottaggio, sollecitando militanti e simpatizzanti a evitare al partito la seconda umiliazione in cinque anni. Ma evidentemente non è bastato, perché dopo nemmeno 24 ore lo stesso Hollande ha deciso di giocare un'altra carta. Il nemico da fermare non è Bayrou e nemmeno Sarkozy, bensì Le Pen, che secondo sondaggi segreti, peraltro di dubbia attendibilità, sarebbe in forte crescita e potrebbe arrivare secondo.
«Perché mai il candidato dell'estrema destra dovrebbe ottenere meno voti nel 2007 che nel 2002?», si è chiesto il consorte di Madame Royal. «Il governo ha forse risolto i problemi che cinque anni fa indussero il 20 per cento dei francesi a votare per il Fronte nazionale?». E allora è necessario che sua moglie «ottenga il miglior risultato possibile al primo turno» e ha ribadito l’appello al «voto utile» ovvero l’invito agli elettori della gauche a non disperdere le preferenze: sui sei candidati della sinistra (Bayrou escluso), solo uno può farcela.
Servirà questo spauracchio a garantire a «Ségo» l’accesso alla sfida finale con «Sarko»? A Parigi nessuno ne è sicuro, anche perché nessuno si fida fino in fondo dei sondaggi, che negli ultimi anni si sono rivelati poco affidabili in un Paese dagli umori politici imprevedibili.
Di sicuro a fare la differenza saranno aspetti ritenuti finora marginali: la capacità di mobilitare cerchie specifiche di elettori, come gli anziani di provincia, gli operai, che votano sempre più a destra, i giovani delle periferie, persino i francesi all'estero, quest’anno particolarmente numerosi: sono quasi un milione, più del doppio rispetto al 2002.
Deluso è senz’altro l’ex premier socialista Michel Rocard, che la scorsa settimana aveva proposto un’alleanza tra la Royal e Bayrou per impedire a Sarkozy di conquistare l’Eliseo. Ma ieri è giunto un doppio no: sia i socialisti sia l’Udf preferiscono correre da soli.