Le Pen: «Più grave del massacro l’ingenuità del governo di Oslo»

Per l’esorcista della diocesi di Roma è stato il demonio, per i militari iraniani invece Israele, che per loro più o meno è stessa cosa. E per Jean-Marie Le Pen è stata, molto più semplicemente, colpa del governo norvegese. Insomma, la duplice strage compiuta il 22 luglio da Anders Behring Breivik a Oslo con un’autobomba e a Utoya con un tiro al bersaglio continua a produrre effetti collaterali impazziti. Nel frattempo gli inquirenti non commentano le notizie diffuse da alcuni media secondo i quali nel mirino di Breivik, che avrebbe chiesto ancora una volta il numero preciso delle persone che ha ucciso, ci sarebbero stati altri obbiettivi come il palazzo reale e le sedi del governo e del partito laburista. E continuano a interrogare l’artefice delle due carneficine per verificare se davvero è un «cane sciolto» e raccogliere indizi che potrebbero condurre a eventuali complici. Ma in molti sono certi che Breivik sia stato in qualche modo aiutato. Fra questi, Francesco Bamonte che in un’intervista a Radio Vaticana ha detto: «Quanto più l’azione commessa è malvagia tanto più la sua paternità è da attribuirsi al demonio». Invece, il capo di stato maggiore dell’esercito iraniano, Hassan Firouzabadi, avverte il mondo dei tentativi di Israele «di creare una deviazione nella cristianità», perché «i sionisti sono dietro gli attentati in Norvegia». Completa il quadro delle ultime riflessioni, chiamiamole così, sul tema il presidente onorario del Fronte nazionale francese, Jean-Marie Le Pen. «La situazione - scrive - mi sembra grave non tanto per l’incidente di un individuo che, preso dalla follia eventualmente passeggera, si mette a massacrare i suoi concittadini, quanto per per l’ingenuità e l’inazione del governo norvegese».ViPri