Pena capitale, l’Italia preme: risoluzione Onu

Intanto Pannella cede alle insistenze dei medici e va all’ospedale: rischia complicazioni renali anche irreversibili. Ma prima critica D’Alema

da Roma

Mentre in Italia continua il dibattito sulla pena di morte e sulla presentazione della risoluzione in sede Onu per chiedere una moratoria delle esecuzioni capitali, dopo otto giorni di digiuno totale (da mercoledì ha ripreso a bere) Marco Pannella decide di accettare il ricovero ospedaliero. Secondo i medici, infatti, è «urgente verificare se siano insorte ulteriori complicanze renali, anche irreversibili». «Dopo circa 18 ore dalla ripresa della idratazione per via orale e nonostante il recupero di circa 4 chili - si legge nell’ultimo bollettino - il quadro clinico presenta ora i seguenti problemi: mancata ripresa della diuresi, persistenza dello stato ipotensivo e ulteriore brusco deterioramento dei parametri di funzionalità renale». In tarda mattinata, poco prima di lasciare casa, dai microfoni di Radio Radicale, Pannella ha parlato per un’ora, lasciando un «quasi-testamento», nel caso in cui la sua già difficile situazione clinica dovesse farsi davvero critica. E nella diretta telefonica ha ripercorso le battaglie liberiste che hanno caratterizzato la storia politica dei Radicali. Recriminando, in particolare, sul tentativo fallito nel ’99 di fare approvare all’Onu una mozione contro la pena di morte, convinto che la colpa fu soprattutto dell’allora presidente del Consiglio Massimo D’Alema. «Se allora ci fosse stato Prodi - ha detto probabilmente indispettito dal silenzio di questi giorni del ministro degli Esteri - avremmo vinto». Oggi - ha aggiunto criticando le posizioni che inizierebbero a farsi strada nel governo di «non fare le cose frettolosamente» - «il problema è spingere per arrivare ad una approvazione della mozione proposta dall’Italia già entro una ventina di giorni e non alla prossima assemblea generale dell’Onu».
Con il leader radicale si schierano la Rosa nel pugno e Nessuno Tocchi Caino, che continua la polemica con Amnesty International («se vogliono lavorare insieme - dice Elisabetta Zamparutti - allora sostengano subito la nostra iniziativa nonviolenta per una moratoria»). Decise anche le prese di posizione di Rifondazione comunista e Verdi. «La priorità - spiega il capogruppo alla Camera del Prc Gennaro Migliore - è l’immediata presentazione in sede Onu di una risoluzione contro la pena di morte». «Lo stop alle esecuzioni capitali è una battaglia di civiltà», gli fa eco il suo omologo dei Verdi Angelo Bonelli.
E dall’opposizione il portavoce di An Andrea Ronchi scrive una lettera a D’Alema nella quale chiede al governo di «rompere gli indugi per presentare la moratoria all’Assemblea generale delle Nazioni Unite». E, avverte, «evitiamo che si possano creare alibi come ad esempio ricercare il consenso unanime della Ue sulla mozione che significherebbe come al solito non fare nulla». Sulla moratoria d’accordo anche l’Udc. «Ci auguriamo - dice Francesco Pionati - si tratti di una scelta prioritaria e strategica,da portare avanti senza ripensamenti, nei tempi e nei modi opportuni».