«Pena esigua? Ha ottenuto lo sconto patteggiando»

L’avvocato che ha difeso il supporter: «Il ragazzo ha ammesso la colpa ed è incensurato. Così abbiano trovato l’accordo col giudice»

da Roma

Avvocato Lorenzo Contucci, lei e il suo collega Alessandro Cacciotti avete «fabbricato l’impunità»?
«Dei due ragazzi arrestati (Danilo Durevole e Diego De Martino, ndr) uno era in possesso di un artifizio non esplodente (un fumogeno) ed era accusato di resistenza a pubblico ufficiale, ma non con armi e bastoni, ma con una semplice scrollata di spalle. Per questo tipo di reato la pena va da sei mesi a cinque anni. Il patteggiamento in quanto tale consente di avere uno sconto. È un mercanteggiamento previsto dalla legge».
E l’altro imputato?
«Il ragazzo ha ammesso il possesso di un artifizio pirotecnico. La polizia ha messo a verbale che il giovane aveva un coltello in mano. Lui mi ha detto: “Avvocato, io il coltello non ce l’avevo”. E come difensore ho chiesto la verifica delle impronte digitali. D’altronde, questo non significa che la polizia abbia mentito ma che i poliziotti possano essersi sbagliati».
I fatti del 31 agosto sono stati particolarmente gravi: sequestro di un treno, scene di guerriglia. La liberazione degli unici due arrestati non rassicura l’opinione pubblica.
«La responsabilità penale è personale. Un imputato non si può accollare la colpa di tutto ciò che è successo. Basta leggere il resoconto del settimanale tedesco Der Spiegel di quella giornata per valutare i fatti diversamente».
Dal racconto della Repubblica, però, emerge la sensazione che ci sia stata una prevaricazione della difesa sulle altre parti.
«Il giornalista che ha scritto quell’articolo dice il falso. Non è vero che i poliziotti in aula mi abbiano detto: “Ma non vi vergognate?”, semplicemente perché non c’ero e la vicenda è stata seguita dal mio collega Alessandro Cacciotti. Il giornalista non ha rappresentato chiaramente i fatti ed è per questo che lo querelerò».
Però qualche insistenza sul giudice per la riduzione di pena da applicare c’è stata.
«Il mio collega Cacciotti ha chiesto di patteggiare tre mesi, per il giudice erano troppo pochi. Sono state fatte presenti le attenuanti: l’imputato era incensurato e ha ammesso l’addebito. Sono stati perciò chiesti quattro mesi. Il giudice non ha accettato e alla fine ci si è accordati su 4 mesi e 10 giorni, pena commisurata alla gravità del reato e alle riduzioni previste».
Non è un po’ poco?
«Le attenuanti valgono per tutti in base all’articolo 3 della Costituzioni. Ne hanno beneficiato imputati eccellenti. Lo stesso discorso vale per il patteggiamento».
Sì, ma...
«Ripeto, è stato fatto passare tutto come un’imposizione della difesa nei confronti del giudice. Non è stato così. Per questo tipo di reati la pena è quella se la resistenza a pubblico ufficiale non è violenta, cioè con calci e pugni. Circostanza assunta nel corso della prima udienza alla quale il giornalista era assente».
Solo una montatura, quindi?
«Per reati di resistenza a pubblico ufficiale ho preso un anno e quattro mesi e addirittura due anni per gli incidenti verificatisi dopo la morte del tifoso laziale Gabriele Sandri. Se invece si tratta di una stupidaggine, perché bisogna gonfiare la vicenda?».
Una curiosità: lei per quale squadra fa il tifo?
«Sono di Roma e tifo per la Roma, ovviamente».
Era in conflitto di interessi difendendo tifosi del Napoli?
«No, perché sono un avvocato e difendo tutti a prescindere da razza, credo politico e calcistico».