Pena di morte, giorno storico L'Onu approva la moratoria

Storico voto al Palazzo di vetro. L'Assemblea generale approva la risoluzione che chiede agli stati membri una moratoria universale sulle esecuzioni: 104 sì, 54 no e 29 astenuti. D'Alema: "Prossimo passo l'abolizione". Prodi: "Intensa commozione". Napolitano: "Successo per l'Italia". Berlusconi: "Vittoria per tutti"

New York - L'assemblea generale delle Nazioni Unite ha votato sì alla risoluzione per la moratoria contro la pena di morte nel mondo: 104 voti a favore, 54 contro e 29 astenuti. Ha conquistato 5 voti in più rispetto al pronunciamento della terza Commissione dello scorso novembre.

Il testo Quello votato oggi al Palazzo di vetro è un testo già approvato il 15 novembre alla Terza Commissione. Esorta tutti gli stati che hanno ancora la pena di morte a "stabilire una moratoria delle esecuzioni in vista dall’abolizione" della pena capitale. E intanto invita a ridurne progressivamente l’uso e il numero dei reati per i quali può essere comminata, rispettando gli standard internazionale a garanzia dei diritti dei condannati.

D'Alema-Prodi-Berlusconi L’approvazione della risoluzione per la moratora contro la pena di morte dà l’opportunità di aprire un dibattito "anche in vista dell’abolizione". Lo ha detto il ministro degli Esteri Massimo D’Alema, pochi istanti dopo il sì dell’Onu. "L’Italia ha molto contribuito a diffondere pace e giustizia nel mondo" ha detto il presidente del consiglio Romano Prodi durante una breve dichiarazione con la quale ha commentato a Palazzo Chigi il voto dell’Assemblea generale dell’Onu che ha dato il via libera alla moratoria internazionale sulla pena di morte. "Saluto con immensa commozione il voto di oggi, è davvero una giornata storica. Ed è motivo di orgoglio per l’Italia che per prima ha promosso questa iniziativa, che si è presto trasformata in una grande coalizione internazionale per il diritto e la dignità delle persone. Voglio ringraziare il capo dello Stato - ha aggiunto Prodi - che ha sempre seguito con attenzione e sostegno la nostra azione. Grazie anche al parlamento, che con il suo voto unanime ha dato forza decisiva alla nostra scelta. E grazie anche ai ministri D’Alema e Bonino per il loro grande lavoro, a tutti i membri del governo, alle associazioni e ai cittadini che si sono mobilitati in questi mesi". Silvio Berlusconi "plaude alla risoluzione dell’Onu contro la pena di morte". È quanto si spiega in una nota della presidenza di Forza Italia. "È stata una lunga battaglia per la quale ci siamo impegnati fin dal 1994. Ed è una vittoria storica per tutti i cittadini del mondo" afferma l’ex premier.

Napolitano soddisfatto Un "segnale storico", un successo dell’Italia e dell’Europa che hanno "fortemente voluto" la moratoria Onu sulla pena di morte. Così il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, commenta il voto delle Nazioni Unite. "Il successo di questa fondamentale azione - afferma il presidente - è dovuto all’impegno del parlamento, del governo, del ministro degli Esteri, della rappresentanza d’Italia presso le Nazioni Unite nonché della società civile italiana, che l’ha sostenuta in tutte le sue tappe. A tutti rivolgo il mio più vivo apprezzamento".

Il fronte dei contrari A novembre il fronte dei contrari aveva condotto una durissima battaglia contro la moratoria. Al suo interno avevano trovato spazio gli Stati Uniti, accanto ad avversari storici come Iran, Sudan e Cina. Negli ultimi giorni quattro Paesi - Guinea Bissau, Repubblica Democratica del Congo, Kiribati e Palau - hanno sciolto la riserva e hanno deciso di votare a favore. Di loro, solo il rappresentante di Palau era presente il giorno della votazione in commissione, il 15 novembre, e aveva scelto di astenersi.

Tutto cominciò con Paula Cooper Il cammino che ha portato alla moratoria è iniziato vent’anni fa alle porte di un carcere dell’Indiana. La vicenda di Paula Cooper, adolescente afro-americana condannata alla pena capitale per aver ucciso la sua anziana insegnante di catechismo, aveva spinto un gruppo di boy scout a raccogliere le firme perché non fosse permesso portare al patibolo una ragazzina di appena 15 anni. Nel 1988 la condanna a morte fu convertita in 60 anni di carcere. La ragazza fra sei anni potrà lasciare la prigione in libertà condizionata.