Penati, 17mila euro per bracciali in plastica

Gianandrea Zagato

Sulla copertina non c’è la sua immagine rassicurante. Tranquilli, non è una dimenticanza del settore comunicazione. È solo questione di dosaggio: meglio diffondere e lievitare l’appeal del presidente nel resto del periodico. E così Filippo Penati lo si ritrova spalmato sulle altre ottanta pagine de la Provincia in casa. Una sua foto ogni undici, nove sue immagini su novantanove.
Equazione del culto della personalità a Palazzo Isimbardi che non stupisce i cronisti, quelli che già in campagna elettorale avevano registrato un desiderio dell’allora candidato inquilino di via Vivaio: un monumento a se stesso in quel di piazza Gasparri, alla Comasina. Sì, lì dove negli anni Settanta regnava il bel Renée, Penati, senza misurare troppo le parole sostenne «...mi farete un monumento, davanti alla chiesa e al posto di quella fontana». Auspicio da stress elettorale di un riformista poco ortodosso che l’ha però concretizzato sulle pagine della pubblicazione della Provincia, con tanto di servizietti per «marcare ancor di più il rinnovamento e l’impegno costante della Provincia di Milano alla trasparenza e al dialogo con i cittadini».
Legame che, ad esempio, Penati concretizza spendendo 17mila e 40 centesimi per «la fornitura di braccialetti in silicone personalizzati con il logo della Provincia di Milano» da utilizzarsi, sostiene la determina dirigenziale firmata da Valerio Bendilli, «per le diverse future manifestazioni del settore presidenza» con impegno di spesa imputato «al fondo per acquisti beni di consumo e varie». Nessuna sorpresa: è lo stile della Provincia governata dal centrosinistra, che va di pari passo con la demagogia, le parole d’ordine e, perché no, pure con una buona dose di autoritarismo. «Sprechi» dicono quelli di Forza Italia: «Aumenta il lavoro per “l’osservatorio sulle spese del presidente”. Penati prima pubblicamente annuncia di risparmiare tagliando i gadget acquistati dalla vecchia amministrazione, poi senza divulgare la notizia spende trentacinque milioni di vecchie lire per acquistare pezzetti di plastica colorata. Strano, davvero strano modo per risparmiare».