Penati in Borsa a spese del Comune

Penati vuol andare in Borsa a spese del Comune. E per farlo gioca con i numeri che non tornano. Annuncia il via libera alla quotazione della Serravalle ma ribadisce la disponibilità a cedere solo il 2,5 per cento del 52,9 di azioni, con l’aggiunta che «il raggiungimento del flottante necessario alla quotazione sul mercato» è stato possibile «in quanto il Comune di Milano ha dichiarato all’advisor di mettere a disposizione il 18,6 per cento delle proprie azioni». Peccato che la realtà sia ben diversa. «È una presa in giro. Altro che quotazione in borsa, questo sarebbe un esproprio della quota di Palazzo Marino» ribatte il professor Mario Talamona. Replica dell’assessore al Bilancio che si dice sbalordito dell’ultima «inconcepibile» uscita penatiana, «l’idea che noi si debba essere tutti felici di svendere dopo che la Provincia ha pagato 8,83 euro per ogni azione di Gavio mi è incomprensibile». Come dire: il valore del mercato - oltre tre euro in meno rispetto al prezzo pagato al socio privato - sconsiglia a Palazzo Marino di quotarsi. E aspettando che la Corte dei conti accerti «possibili danni alle casse pubbliche» commessi dalla Provincia, si avvicinano le dimissioni del cda della società, ovvero il sogno di Penati di essere il padrone delle autostrade.