Penati: «La Cdl vada a ripetizione dalla Colli»

Gianandrea Zagato

«Si è votato un vicepresidente e poi, tranne una pausa di sessanta minuti per la cena, quarantasei persone hanno dibattuto nove-ore-nove, dalle sedici alle due di notte, sulla proposta di una commissione d’inchiesta sul ritardo degli aiuti alle popolazioni colpite dallo tsunami. Risultato? Nessuna commissione d’inchiesta perché all’unanimità si è deciso che a discuterne sarà la commissione Ambiente. Scelta di rinviare alla commissione competente che si sarebbe potuta prendere in dieci minuti al massimo. Be’, credo che pure questo episodio meriti una riflessione sull’uso del tempo speso dal consiglio provinciale nel totale disinteresse dei tre milioni e rotti di milanesi che guardano a Palazzo Isimbardi».
Uscita di Filippo Penati che, chiarisce, non vuole «trattare il consiglio né con sufficienza né tantomeno alla stregua di un teatrino della politica»: «Credo però che una riflessione sia necessaria, tanto per l’opposizione quanto per la maggioranza ovvero per non svilire le competenze che i quarantacinque eletti portano nell’aula».
Presidente, a un anno dall’elezione non è che la passionalità politica le sia un po’ di peso?
«La reclamo ma insieme a un lavoro di costruzione, fatto con idee forti, con quella strategia che, onestamente, non mi sembra contraddistingua l’opposizione. La rabbia, il rancore di aver perso dell’ex maggioranza e il riflesso di “far saltare tutto” è comprensibile. Ma attenzione: bisogna fare un passo avanti perché chi, oggi, siede sui banchi della minoranza è portatore di un sapere che serve, che è necessario e che è indispensabile per il bene comune».
Sembra un invito speculare a quello che già rivolse alla sua maggioranza: a non smontare quello che era stato voluto dall’allora maggioranza e che l’allora opposizione aveva duramente contrastato.
«Bisogna sforzarsi di avere un atteggiamento coerente. Un esempio è stato dato da Ombretta Colli: all’ex Signora Provincia riconosco di aver saputo interpretare con signorilità e maturità un momento difficile, di non essere mai stata aggressiva nelle fasi più delicate anche davanti ad una filosofia assai diversa dal ruolo di governo».
Presidente, sta chiedendo all’opposizione di rivestire un ruolo più forte e brillante?
(Sorride). «Sta nelle cose che un’opposizione stimolante fa bene anche alla maggioranza. Penso con nostalgia alla Prima Repubblica, a quando governavo Sesto San Giovanni con la Dc in minoranza: quei consiglieri dello scudocrociato che si dividevano le aree di competenza, che intervenivano con cognizione di causa e rendevano più difficile l’azione della mia amministrazione ma anche la miglioravano. Nell’aula di Palazzo Isimbardi è, ad esempio, passato un bilancio con scarsa attenzione da parte dell’opposizione: non voglio dare giudizi di valore ma per togliere la massa ostruzionistica degli emendamenti è bastato offrire alla mia maggioranza l’accettazione di tre, quattro punti con effetto puramente nominalistico. L’ostruzionismo è un’arma vera e forte che usata così mi sembra spuntata e, soprattutto, non abbiamo tratto indicazioni utili a modificare il bilancio. Occasione mancata? Spero che sia solo frutto del primo anno, quello dell’ambientamento dei consiglieri».
Eppure, basta scorrere le cronache dei giornali per scoprire che la minoranza - Forza Italia in testa - ha saputo contrastare le scelte della sua amministrazione, spesso sfruttando quell’articolo 83 che offre un’ora di interventi liberi.
«Cita uno strumento che, spesso, è sfruttato esclusivamente per fare contestazione rumorosa. Sono stupito che quell’oretta dell’ex - e sottolineo ex - articolo 83 sia gestito dai consiglieri della minoranza solo per contestare quasi fosse - e non lo è - un’alternativa all’interrogazione che prevede la replica dell’assessore chiamato in causa. Interrogazione che un’opposizione attenta e rigorosa nei giudizi dovrebbe sempre utilizzare con forza. Anche perché quell’opposizione - che spero, davvero, di vedere emergere dall’aula di via Vivaio - metterebbe un po’ di sale in più alla mia giunta, costretta non solo a porre mille attenzioni nella stesura di una delibera dal punto di vista formale ma anche prevedendo le eventuali obiezioni».