"Penati? Che i morti seppelliscano i morti"

Diario elettorale. Roberto Formigoni replica con una frase del Vangelo alla (quasi) candidatura di Filippo Penati per il Pd. A cui Rifondazione spara già addosso, spaccando la sinistra ancor prima della partenza. Insieme a Tonino Di Pietro che non ha nessuna intenzione di farsi da parte. La Lega smentisce la candidatura di Umberto Bossi, il centrodestra resta compatto e la Dc annuncia l’intenzione di allearsi con il Pdl.
Per Formigoni la parola d’ordine è proseguire «il buon governo lombardo verso il quale nessun’altra regione è in grado di reggere il confronto». Ieri il governatore era a Roma dove l’ufficio di presidenza del Pdl ha discusso di giustizia. Lasciando palazzo Grazioli, a una domanda sul processo breve ha risposto: «Non si tratta di questo, ma dei tempi certi dei processi. Un diritto dei cittadini». Politica nazionale, dunque, per il governatore. Tutt’altro che spaventato dall’assalto di Penati. Che non convince nemmeno il centrosinistra. Diviso tra beghe di corrente e una certa rassegnazione alla sconfitta. Già pronosticata dai sondaggisti e resa più probabile da Di Pietro. Solo boatos, invece, la candidatura al Pirellone di Bossi. Smentita dal ministro Roberto Calderoli. «Veneto e Piemonte sono le nostre richieste - spiega -, mi auguro che questa settimana o la prossima si chiuda definitivamente il quadro delle Regioni».
Formigoni non tradisce nervosismi e cita il Vangelo. «Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti», per dire che qualunque candidato il centrosinistra metterà in campo, le cose importanti sono altre. Cioè «scelgano il candidato che vogliono. Comunque - l’augurio - queste elezioni saranno un confronto politico e amministrativo. Il buon governo abita in Lombardia. Ci sono buoni esempi in alcuni settori amministrativi in qualche regione, ma nessuna regge il confronto complessivo con noi». Da tre legislature presidente della Lombardia, fino ad ora ha avuto come avversari Diego Masi, Mino Martinazzoli e Riccardo Sarfatti. Certo, il Penati di oggi è candidato di ben altro spessore. «La crisi della sinistra italiana - commenta - data da molti anni e in Lombardia da molto più tempo. Quando sono stati chiamati alla prova del governo hanno fallito e la vita degli italiani è ancora agitata dall’incubo del governo Prodi. Questo incubo è maggiormente sentito in Lombardia e in Veneto, le regioni più produttive». Il centrosinistra potrebbe tornare a vincere solo quando «allontanerà l’incubo del governo Prodi, abbandonerà l’atteggiamento punitivo nei confronti dei ceti produttivi e diminuirà la pressione fiscale». Per ora si sente sicuro: «Il Pd - commenta - è nato con un amalgama mal riuscito, lo dimostra la fuoriuscita di Rutelli. L’asse politico si è spostato più a sinistra e l’elezioni di Bersani è la prova. Si è posizionato nella tradizione del Pci-Pds-Ds, ma non riuscirà a raccogliere tutti i consensi dell’estrema sinistra. E poi paga l’alleanza con Di Pietro».
Con il Pdl correrà probabilmente la Dc. Almeno a leggere l’intervento del segretario lombardo Achille Abbiati che ieri ha presentato il programma elettorale. Con la richiesta di migliorare il rapporto tra cliente e banca per far ripartire il finanziamento alle imprese. Idee molto meno chiare a sinistra dove Rifondazione risponde dura alla candidatura Penati. «La bontà o meno della candidatura - rimarca il segretario regionale Ugo Boghetta - si misurerà su due questioni: la crisi economica che macina chiusure di aziende e disoccupazione e la questione morale. Ciò significa per il Pd rompere con la politica di blanda opposizione, quando non di accordo, con Formigoni e il suo modello di gestione del potere». Oscuro. O, meglio, chiarissimo. A sinistra marciano ancora divisi verso la sconfitta.