Penati ci riprova da socialista, ma i sondaggi sono neri

Filippo Penati si ricandida alla guida della Provincia. Ma la notizia è un’altra: l’inquilino di Palazzo Isimbardi non «pensa di partire in svantaggio», anche se Rifondazione dalle colonne di Liberazione rivela «sondaggi che vedono il Pd e Penati sia pure con una sua lista inchiodati e sotto di parecchi punti a qualsiasi candidato del centrodestra». Risultati fastidiosi per il presidente uscente che abbozza un’entusiastica autovalutazione, «in questi anni è stato fatto un ottimo lavoro», seguita da granitica certezza, «puntiamo a creare un grande progetto riformista che a Milano manca da molti anni».
Tentativo disperato, quest’ultimo, poiché come riconosce Paolo Pillitteri, l’ex sindaco cognato di Bettino Craxi, il «problema sta nel manico» ovvero il «Pd sta implodendo» e sulla piazza «non c’è un centro culturale o di iniziativa politica, non c’è più niente: purtroppo per loro, si raccoglie quello che si semina». Come dire: «Si sono affidati alla magistratura, hanno cavalcato quella questione morale con cui hanno distrutto gli avversari che adesso riguarda loro». Dettaglio non da poco per il Pd ora costretto a reclamare dai candidati della coalizione il «rispetto del codice etico» come fa sapere Ezio Casati, segretario provinciale del partito, mentre preannuncia l’appuntamento di domenica allo Strehler per l’investitura di Walter Veltroni alla seconda volta di Penati.
Ricandidatura, aggiunge Casati, sottoscritta da «tutto il partito che si riconosce nella leadership carismatica e concreta di Penati» e che, tra l’altro, sarebbe appoggiata da Socialisti, Verdi, Sinistra democratica e Italia dei valori impegnati «per stare al fianco del presidente».
Virgolettato che fa però a pugni con i giudizi espressi da questi alleati sulla svolta craxiana di Penati in coincidenza della campagna elettorale: «Craxi non era un eccelso statista, ha governato negli anni del debito pubblico, di sperperi e poca attenzione alle riforme istituzionali (Giuseppe Foglia, Sd), «questa posizione è un punto da chiarire» (Vito Giannuzzi, Idv), «ricordo che il sistema delle tangenti era evidente, rispetto la tradizione socialista ma alcuni suoi protagonisti sono discutibili» (Carlo Monguzzi, Verdi). Insomma, via riformista verboten per gli sponsor di Penati, che tra l’altro si becca un due di picche da Carlo Tognoli: l’ex sindaco socialista rifiuta l’arruolamento nella lista Penati. E come giustamente osserva Stefania Craxi «se Penati vuole fare una operazione seria di verità, allora parli della persecuzione politica di mio padre». Come dire: «I riconoscimenti tardivi un po’ insospettiscono». O meglio sono parte integrante di quella scorciatoia tattica elettorale che Penati sta costruendo dopo aver fallito come modello di governo.