Penati diserta il gala del Comune e va in discoteca

Scambio di veleni anche in America. Il sindaco: «L’ha fatta grossa». La replica: «Sembriamo l’armata Brancaleone»

nostro inviato a New York

La telefonata di Filippo Penati arriva dopo il caffè. È per scusarsi con il sindaco perché impegni precedenti (un’altra cena seguita da una nottata in discoteca) lo trattengono lontano dalla serata di gala e di beneficenza organizzata dal Comune al sessantacinquesimo piano del Rockefeller center. «Peccato, la sua telefonata mi ha interrotto mentre parlavo con una bellissima donna... Comunque l'ha fatta grossa», ridacchia Gabriele Albertini. Penati non è troppo lontano dal ristorante di Cipriani, ma è chiaro che non ha una voglia matta di trovarsi faccia a faccia con il sindaco. Anzi, si lancia in un attacco al Comune: «Sembriamo l'armata Brancaleone. Ci sono eventi che si accavallano con uno spreco di energie e di soldi. Se ci fossimo messi d'accordo non ci sarebbero state due cene allo stesso momento». Per concludere, un buon proposito per l'anno nuovo: «Bisogna lavorare per un maggiore raccordo tra le istituzioni. Sarebbe bene che tutti gli enti lombardi venissero sotto il cappello della Regione in modo da evitare inutili protagonismi».
Il Comune di Milano porta a casa ventimila dollari dalla serata. La discreta sommetta è il frutto dell'asta benefica a favore della Jazz Foundation di New Orleans, un modo per offrire un contributo concreto alle vittime di Katrina. I pezzi più contesi sono due biglietti della Scala, battuti a quattromila dollari, e i cimeli dello sport milanese: la maglia di Sheva frutta 500 dollari, capitan Maldini si ferma a quattrocento. Scatta la sfida tra due avvocati di New York nel nome della squadra del cuore e per una volta l'Inter vince il derby: il pallone nerazzurro vale 600 dollari contro i 400 rossoneri. Sul palco della Rainbow room, lo stesso di Frank Sinatra, sale il trio d'archi della Scala. Poi arriva la massa di capelli rosso fuoco di Milva, che interpreta Evita e la napoletana Torna fino a O mia bela Madunina. L'obiettivo della serata è esportare il marchio Milano, presentato poche ore prima all'Istituto italiano di cultura dal sindaco, dal suo vice Riccardo De Corato e dall'assessore agli Eventi, Giovanni Bozzetti, gran cerimoniere della serata.
Gli ospiti approfondiscono i dettagli della cucina milanese reinterpretata dai cuochi di Harry Cipriani: ossobuco con risotto e un tortino di panettone con gelato. Il clima di austherity è garantito dal vino, insolitamente razionato, come è costretto a rivelare con un certo imbarazzo il cameriere: un solo bicchiere per portata. A tavola ci sono l'ex ambasciatore americano in Italia, Mel Sembler, il mega imprenditore edile Steve Witkoff, autore dell'avveniristico molo sull'Hudson dove avrà spazi di esposizione anche la Triennale. E poi Daniel Libeskind, uno dei tre tenori della Fiera. L'architetto fa i complimenti: «Milano è bellissima come New York».