Penati, un imprenditore: "Negli anni 90 gli versavo 30 milioni di lire al mese"

Piero Di Caterina, imprenditore di Sesto San Giovanni, dalla metà degli anni '90 e per circa un decennio avrebbe versato dai 20 ai trenta milioni di lire al mese a Penati per coprire le spese locali del partito.<br />
<strong><a href="/interni/penati_ipocrita_tangentopoli_dei_leader_democratici/24-07-2011/articolo-id=536635-page=0-comments=1">La tangentopoli ipocrita / Giuliano Ferrara</a></strong><br />

Milano - Piero Di Caterina, l’imprenditore di Sesto San Giovanni titolare della Caronte, l’azienda operativa nel settore del trasporto pubblico, dalla metà degli anni ’90 e per circa un decennio avrebbe versato dai 20 ai trenta milioni di lire al mese a Filippo Penati per coprire le spese locali del partito. È quanto ha denunciato alla magistratura di Milano lo stesso imprenditore sestese in un lungo interrogatorio reso al pm Laura Pedio nell’ambito dell’inchiesta sull’area Montecity-Santa Giulia. Il verbale ora è agli atti dell’indagine dei pm di Monza Walter Mapelli e Franca Macchia su un presunto giro di tangenti per la realizzazione di grossi interventi edilizi sulle aree ex Falck e Marelli, altre operazioni immobiliari sospette attraverso una serie di società e la gestione del Sitam, il Servizio Integrato Trasporti Alto Milanese. Indagine, nella quale Penati è indagato con altre persone, con un capitolo nel quale si ipotizza il reato di finanziamenti illeciti ai partiti e che coinvolge, come ha riportato oggi il Corriere della Sera, anche la vicenda della "finta caparra da due milioni" e per la quale è indagato l’imprenditore Bruno Binasco e amministratore del gruppo Gavio.

Secondo quanto si è saputo, Di Caterina ha denunciato di aver versato 20/30 milioni di lire al mese all’ex Sindaco di Sesto San Giovanni in un periodo che parte già dal 1994 e arriva al 2003 per le spese del partito. Ad un certo punto, però, l’imprenditore, che si è definito "concusso" e ha parlato di una serie di "ostacoli e lungaggini" da parte dall’amministrazione locale "per il rilascio delle autorizzazioni edilizie", ha deciso di chiedere indietro il denaro versato nel tempo. La restituzione, in base ai primi accertamenti, sarebbe avvenuta in due periodi e in modi diversi: prima attraverso la riscossione da parte di Di Caterina di una tranche da 2 miliardi e mezzo di lire circa - pervenuti all’imprenditore in contanti da una banca lussemburghese - della tangente da circa 5 miliardi e settecento milioni che sarebbe stata versata a Penati dal costruttore Giuseppe Pasini; dopo tramite Bruno Binasco, definito una sorta di ’Cavaliere biancò che ha versato a Di Caterina, secondo l’accusa su indicazioni sempre di Penati, altri due miliardi attraverso una caparra immobiliare. Per questo Binasco è finito sotto inchiesta così come, ma per tutt’altra vicenda che riguarda strettamente l’ex area Falck, l’immobiliarista Luigi Zunino e il ’re delle bonifichè Giuseppe Grossi. Penati si è sempre dichiarato estraneo ai fatti e ha parlato di ricostruzioni "contraddittorie".