Penati: «Io di destra? Sfiduciatemi» Maggioranza in crisi sulla sicurezza

Rifondazione chiede «un passo indietro» sul caso Barzaghi Il rifiuto del presidente apre scenari da elezioni anticipate

«Compagni, se siete convinti che sulla sicurezza io sono portatore di un linguaggio identico alla destra, di uno stile di lavoro identico alla destra, se siete convinti che io sono di destra, presentate una mozione di sfiducia, io la voto e andiamo tutti a casa». Con queste parole, pronunciate durante un dibattito alla festa dell’Unità, il presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati, ha affrontato di petto la crisi politica che si è aperta nella sua maggioranza. Una risposta chiara a Rifondazione comunista, che reclama «il reintegro nelle funzioni istituzionali dell’assessore Giansandro Barzaghi».
Diktat che cala sul tavolo della giunta provinciale e fa scricchiolare ulteriormente l’alleanza: infatti, il Prc lega il «necessario rilancio politico e programmatico dell'alleanza dell’Unione» al passo indietro del presidente della Provincia su Barzaghi. Come dire: «Le condizioni per una ricomposizione unitaria» e «con legittima soddisfazione di tutti» sono possibili ma «ciò può avvenire positivamente» solo e esclusivamente se c’è «il reintegro di Barzaghi».
Ipotesi che l’inquilino di via Vivaio non intende però prendere in considerazione. Anzi, Penati ha pure disdettato «unilateralmente», chiosa Nello Patta, segretario provinciale Prc (per lo stesso motivo ieri sera, Patta, ha disertato un faccia a faccia con Penati alla festa dell’Unità) un «previsto incontro alla ricerca di una ricomposizione positiva del “caso Barzaghi”». Indisponibilità del numero uno di Palazzo Isimbardi che, parola di Patta, «può produrre gravi conseguenze sul destino della coalizione che governa la Provincia».
Scenario da crisi politica che, quindi, per Rifondazione va affrontato in un vertice «con i segretari dei partiti dell’Unione». Invito raccolto dallo Sdi, «è importante che Penati risolva al meglio la crisi scoppiata in Provincia», mentre Daniele Capezzone esprime «consenso rispetto alla ferma presa di posizione» assunta da Penati che, si augura, «vada fino in fondo, senza remore». Auspicio che non va disperso: infatti, il presidente Penati affida a una nota stampa la sua replica alle dichiarazioni della segreteria provinciale del Prc e di Patta: «Nessuno può pensare che si possa soprassedere a fatti che meritano un’analisi politica franca e serena, quali il voto contrario alla mia relazione sulla sicurezza espresso in consiglio provinciale da una parte della maggioranza (contrari i consiglieri del Prd, Verdi, PdCi e Sinistra democratica ovvero 11 su 25, ndr) e la volontà espressa da Barzaghi di costituire un coordinamento di assessori quale forza di reazione alle mie proposte e alla costituzione del Partito democratico».
In soldoni, Penati ribadisce quanto già sostenuto all’indomani del defenestramento di Barzaghi: di stare con i cittadini che «apprezzano la Provincia di Milano in campo sia nel contrasto dell’illegalità sia della criminalità sul territorio» ovvero di andare «avanti sulla sicurezza» lasciando agli altri «spiegare all’opinione pubblica la loro posizione». Messaggio chiaro che il presidente ripeterà anche domani in un incontro post-giunta con i capigruppo della maggioranza. Appuntamento aperto anche a quelli che vagheggiavano di travestirsi da commissari del popolo per «fronteggiare» le «derive centriste» di Penati e del Pd e che, adesso, sanno che indietro non si torna.
Altrimenti? Elezioni anticipate, tutti a casa come il professor Barzaghi che può dunque già fare armi e bagagli oltreché dimenticarsi l’utilizzo di una vettura, con tanto di autista. Per lui che non era stato eletto alle amministrative 2004 non c’è più alcun strapuntino.