Penati, l’ex funzionario Pci tutto immagine e promesse

Il suo sogno era diventare «il re delle autostrade». Ce l’ha fatta con i soldi pubblici

Gianandrea Zagato

da Milano

La Provincia di Milano se l’è girata in lungo e in largo. Lui, Pierluigi Bersani e l’autista Renato. Su e giù su una Lancia Kappa blu a raccattare voti, tra centri commerciali, mercati e sezioni di partito. Ma anche tra le associazioni industriali: lì, insieme a Bersani, capolista ds alle ultime europee, Filippo Penati ha voluto offrire il volto rassicurante della sinistra di governo, quella rappresentata da un funzionario di partito con la faccia da assicuratore e i denti storti che promette mari e monti, che parla di infrastrutture come fossero noccioline e fa credere di tenere i piedi per terra. Il risultato di quei viaggi in terra brianzola è che Bersani è volato a Bruxelles mentre il compagno assicuratore - naturalmente per nome e per conto Unipol -, ha conquistato la presidenza della Provincia di Milano.
Accadeva un anno e mezzo fa. Niente da ridire, osservano gli avversari: Filippo è uno che sa convincere e che sa commuovere, «è uno che spende e spande a pieni mani gli impegni ma poi non resta attaccato nulla». Ne sanno qualcosa a Sesto San Giovanni, dove Penati è stato sindaco dal 1994 al 2002: lì, alle provinciali, ha preso meno voti rispetto al suo successore, quel Giorgio Oldrini che si è trovata «la cassa vuota» e due milioni e mezzo di metri quadri di aree dismesse diventate rifugio di disperati e di miserabili anziché la sbandierata Silicon Valley sestese.
Risultato dell’amministrazione di sinistra guidata da quell’ex funzionario del Pci-Pds-Ds che ama ripetere un ritornello: «Si promette sempre qualcosa per domani, ma la gente giudica quello che è stato fatto». Quel niente che Penati sa però vendere bene, prima a Sesto dove è nato cinquantadue anni fa e dove ancora vive con la moglie Rita e i due figli, Ilaria e Simone e adesso dal piano nobile di Palazzo Isimbardi, sede della Provincia. E sempre insieme ai suoi «quattro uomini d’oro». Penati non sarebbe Penati se non ci fossero infatti quelli della «banda di Sesto» sempre al suo fianco: Franco Maggi, ex giornalista dell’Unità, suo portavoce; i fratelli Giordano e Luigi Vimercati, rispettivamente capo di gabinetto del presidente e assessore allo Sviluppo economico; e Antonino Princiotta, segretario generale della Provincia. Quattro fedelissimi che «hanno fatto il bello e il cattivo tempo» a Sesto. .
Stesso film, promesse e impegni rimasti lettera morta anche in Provincia: dalla sbandierata abolizione dei ticket sanitario - di competenza, per la cronaca, della Regione - al taglio delle spese inutili che ha significato mettere a bilancio un milione di euro per «attività di interesse strategico» e frenare i progetti a favore di invalidi e famiglia. «Anche a Sesto aveva promesso l’impossibile, presentando un nuovo piano regolatore entro cento giorni dall’elezione: l’ha fatto, ma era la riproposizione di quello vecchio».
Testimonianze del passato e del presente di Penati che il padre, comunista doc, considerava «socialdemocratico» e che, ama farla da padrone: da primo cittadino non si fece scrupolo di togliere due volte le deleghe all’assessore di Rifondazione che voleva lasciargli mano libera sul piano regolatore. Storia di ieri: oggi, Penati, reclama più visibilità. Stringe la mano a Bill Gates, con tanto di fotografo al seguito, e però gli sembra poco. «Voglio diventare il re delle autostrade» e, oplà, trasforma il segno in realtà chiedendo a Banca Intesa un maxi prestito da 260 milioni di euro per acquistare il 15 per cento della società autostradale Serravalle in mano all’imprenditore Marcellino Gavio: naturalmente, lo fa con signorile distacco tanto quei soldi non sono suoi. Ma quando si tratta di comprare le giacche di Armani, be’ è un’altra faccenda: allora c’è bisogno di uno sconticino procuratogli dall’ex pr del divo Giorgio, Barbara Vitti, che l’ha rivestito da capo a piedi.