Penati mollato dai Comunisti: «Autoritarismo, minacce, ricatti»

(...) del territorio». Come dire: «Così non era più possibile andare avanti». Naturalmente, avvertono i Comunisti italiani, è stata «una scelta ponderata poiché si sono palesate differenze insanabili di metodo, di merito e di prospettiva politica». Traduzione: «Siamo stati fin troppo responsabili e pazienti con il presidente Penati che è un burocrate incapace di governare, oltreché inaffidabile».
Parole pesanti come pietre che Guerra declina negli anni persi con Penati «travestito da leghista di sinistra» impegnato a vagheggiare di «Expo, governance e sull’immigrazione a oscurare persino il vicesindaco di destra Riccardo De Corato, mentre la gente non arriva alla fine del mese». Il futuro? «Creare un polo con le altre forze di sinistra» e da qui l’invito a Rifondazione comunista per «costruire una forza di sinistra alternativa al Pd che ha scelto la deriva centrista», una forza «alternativa a Penati che scimmiotta Walter Veltroni, decidendo egli stesso di escludere ogni alleanza futura con la sinistra e i comunisti, perché questi si battono su contenuti che ormai il Pd non vuole più rappresentare».
Sul fronte della giunta Penati quest’uscita non ha però conseguenze: l’unico assessore PdCi, Francesca Corso, è stata «già sfiduciata dal partito e arruolata in quota Penati» osserva Guerra. Evidente però che i problemi per Penati saranno in consiglio dove anche Rifondazione si prepara alle barricate contro i «Penati boys» all’insegna del «no pasaran».