«Penati non può far cassa coi pedaggi sulle tangenziali»

Gianandrea Zagato

Quell’idea di far pagare il transito sulle tre tangenziali milanesi, be’ non piace né agli automobilisti né ai sindacati. Il progetto della Provincia risulta sgradito perché sarebbe «l’ennesimo balzello contro i conducenti»: sì, un’altra spesa da aggiungere all’ammortamento della vettura, al bollo, all’assicurazione e alla benzina.
Tesi, questa delle associazioni di categoria, condivisa pure dalla Cisl: «Il pedaggio sulle tangenziali est-ovest-nord è l’ultima scoperta di un’amministrazione, quella guidata dal diessino Filippo Penati, che non si comporta da ente pubblico bensì come fosse un privato» osserva Dario Balotta, segretario generale Fit-Cisl. Accusa seguita dalla nota che «il pedaggio sulle tangenziali meneghine è già esistente poiché il sistema autostradale è del tipo “aperto” e, quindi, il pagamento esiste già anche se incompleto e rispetto ai gestori delle autostrade collegate dalle tre tangenziali». Ma, attenzione, avverte Balotta: «Penati mettendo a reddito quei settantatré chilometri di rete rischia di strozzare la già congestionata rete viabilistica ordinaria. E questo non è certo un effetto di cui si avverte la mancanza». Rischio, quindi, secondo Balotta, «di incagliare la rete della Grande Milano pur di fare cassa». Timore per «una prospettiva futura che è figlia di quella voglia della Provincia di Milano di imitare i tycoon autostradali che considerano le infrastrutture come fossero galline dalle uova d’oro, mentre la giunta di centrosinistra dovrebbe occuparsi più degli investimenti e della sicurezza».
Sostantivi di buona amministrazione sottoscritti anche da Forza Italia: «Pensare solo all’esazione del pedaggio è un errore politico che incide non solo sulle tasche dei cittadini ma anche sulla mobilità dei milanesi» dichiara il vicecapogruppo provinciale Ruggiero Lombardi. Ricetta all’incontrario della giunta Penati: per diminuire il divario tra benestanti e poveri «basta aumentare il numero dei secondi, magari spillando qualche centinaio di euro annui dalle loro tasche».