Penati, il Pd adesso trema per la super tangente

Svolta nell'inchiesta sull'ex presidente della Provincia di Milano. Per i pm, Filippo Penati ha intascato 1,4 milioni di euro per la campagna elettorale.<strong> Lo scandalo Serravalle: <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/lo_scandalo_serravalleora_pd_trema_supe... target="_blank">gli indagati</a></strong><strong id="tinymce" class="mceContentBody " dir="ltr"></strong>

Il caso Penati sembra uno di quegli incubi che ti crollano addosso vent’anni dopo. È il fantasma di Greganti, il compagno G. che salvò con il suo silenzio l’allora Pds dai gorghi di Tangentopoli. È la maschera che cade, il velo che si strappa, è l’ennesimo sfregio alla leggenda del partito diverso, eticamente superiore, un calcio alla storia della questione morale. È il Pd che rischia di perdere la leadership della sinistra, perché se le ipotesi dei pm di Monza sono vere, Vendola e Di Pietro banchetteranno su questa presunta tangente da 1,4 milioni di euro.

Un milione e quattrocentomila euro sono una cifra enorme. Secondo l’accusa è quanto l’ex sindaco di Sesto San Giovanni, l’ex presidente della provincia di Milano, avrebbe ricevuto per la campagna elettorale alle regionali. È una mega tangente che apre una voragine non solo giudiziaria ma anche politica. Mani pulite in fondo è cominciata con Mario Chiesa trovato con una bustarella di sette milioni di lire. Ma il «mariuolo» socialista era un pesce piccolo, quella di Penati è tutta un’altra storia.

Penati è l’uomo forte del Pd in Lombardia, un big del partito, uno degli alfieri di Bersani, un uomo su cui la sinistra ha scommesso a lungo. Non è facile dimenticarlo e neppure è semplice scommettere sul suo silenzio. Penati è innocente fino a quando non sarà condannato in tutti i gradi di giudizio, ma ha già fatto capire che non si sente a suo agio nel ruolo di agnello sacrificale e neppure vuole addossare su di sé tutti i peccati del Pd. Questo gli uomini del Bottegone lo sanno bene e hanno paura. Penati non assomiglia al Compagno G. E poi la storia non si ripete sempre allo stesso modo.

Il percorso giudiziario chiaramente è ancora lungo. La Procura deve dimostrare che quei milioni di euro siano tutti o in parte illeciti. Devono chiarire se Penati ha pensato solo al suo portafoglio o quei soldi sono serviti a finanziare il partito. Un milione e quattrocentomila euro sono così tanti da far pensare che non lavorasse per sé. Sospetti, per ora. Il guaio per Bersani è che i tempi della politica sono bastardi e la gestione del caso Penati arriva in un momento difficile. La vecchia guardia del Pd viene da decenni di sconfitte, nuovi leader come Renzi lavorano ogni giorno per rottamare i vari D’Alema, Veltroni, Bindi, Bersani, il sostegno al governo Monti rischia di avere un prezzo politico molto alto, visto che il mondo bocconiano non fa esattamente parte dell’immaginario del popolo di sinistra. Il Pd davanti ai suoi elettori ha un’identità confusa. Finora galleggiava facendosi schermo con l’antiberlusconismo, una sorta di coperta di Linus che mascherava paure e metamorfosi. Non basta più. Il Pd è nudo e appare per quello che è.

È un partito che sogna la banca, che si barcamena tra gli interessi del sindacato e quelli della Confindustria, che da anni e anni è entrato nei salotti buoni di affari e finanza, ma non ha il coraggio o la forza di liberarsi delle vecchie parole d’ordine e del fantasma novecentesco dell’operaio massa. È un partito che quando indossa la tuta blu fa ridere, come fosse un vestito di carnevale, e quando va in giro in doppio petto si vergogna, perché sa che la «diversità culturale» è un bluff.

Il caso Penati è un piatto ghiotto per i suoi alleati. Non è facile fare il garantista, o il giustizialista, a targhe alterne quando come compagno di strada hai Di Pietro, che sulle mani pulite ha costruito una carriera, politica. Bersani ha dovuto cacciare il suo scudiero per eliminare ogni sospetto, ma è una mossa che non lo mette al riparo dalle campagne giacobine di tutti quelli che sognano di scalzare il suo partito dal trono della sinistra.

I rapporti di forza non saranno mai più gli stessi. In tutto questo resta ancora da capire quanto sia lunga e pesante l’ombra della Tangentopoli dalla quale il vecchio Pds fu salvato. Il rischio è che Penati sia la vendetta del passato. Il Pd non ha mai fatto sul serio i conti con la sua «questione morale». Ha preferito barricarsi nei luoghi comuni. Dopo vent’anni il tempo sta per scadere. La maschera è andata in frantumi.