«Penati portavoce dei profughi ? È solo un disfattista»

Riesplode la guerra tra Comune e Provincia. Il presidente di Palazzo Isimbardi: «Sono il solo interlocutore». Manca: «Si fa pubblicità sulla loro pelle»

Roberto Bonizzi

Comune contro Provincia. Provincia contro Comune. Sul caso di via Lecco le istituzioni tornano a litigare a colpi di lettere, risposte, non detti, dichiarazioni al veleno. A rompere il fragile equilibrio, costruito nei giorni scorsi con la mediazione del prefetto Gian Valerio Lombardi, arriva in mattinata l’incontro a Palazzo Isimbardi tra Filippo Penati e i rappresentanti dei profughi. Il presidente prima ribadisce l’offerta dello spazio in viale Piceno. Poi attacca: «L’unico interlocutore dei rifugiati sono io. E spero di non vedere più a Milano uno sgombero il 27 dicembre con -11 gradi e senza alternative pronte. È stata un’umiliazione per la città vedere certe scene».
Apriti cielo, la ferita istituzionale è riaperta. In serata ecco la replica degli assessori comunali che si occupano della vicenda, Tiziana Maiolo e Guido Manca: «Penati non ha nessuna competenza, ma visto che si annoia si intromette nelle competenze di altri enti. È un guastatore disfattista che cerca pubblicità sulla pelle dei rifugiati».
In via Vivaio si ribadisce l’offerta dell’ex convitto di viale Piceno, opzione su cui Palazzo Marino aveva già dato il benestare, poi Penati calca la mano: «Io mi faccio portavoce delle loro richieste perché non hanno altri interlocutori tra le istituzioni». Il presidente svaria a tutto campo tra la scuola di via Saponaro («l’abbiamo restituita al Comune, adesso possono farne ciò che vogliono»), e le richieste dei profughi. «Chiedono che la soluzione sia individuata per tutti - spiega Penati -. In questa fase di dialogo non accetteranno di spostarsi “a pezzi”, chiedono di poterlo fare nel momento in cui si sarà individuata la soluzione per tutti. Per rafforzare questa richiesta rimangono lì dove sono. C’è la loro disponibilità per proseguire il dialogo, ma chiedono una risposta anche per le due situazioni che rimangono sul tappeto: quelle dei rifugiati in via Anfossi e in via Di Breme. Oggi, comunque, si è fatto un importante passo avanti bisogna continuare nella direzione della collaborazione tra le istituzioni. Per questo spiegherò la situazione al Prefetto».
Maiolo e Manca rispondono a tono parlando di «colossale passo indietro rispetto alla disponibilità espressa dal Comune di accettare l’offerta dei locali di viale Piceno per le persone provenienti dal Darfur, con le quali avevamo assunto un impegno scritto dopo tre giorni di dialogo con l’intera comunità. Se la Provincia non intende mantenere l’offerta, lo dica chiaro. Se invece Penati intende continuare nello stile passerelle televisive sulla pelle dei bisognosi e non soluzione dei problemi, vada pure avanti da solo: e, visto che sostiene di essere l’unico interlocutore, ma solo di tre persone, faccia pure».
Ma la polemica non si ferma. «La nostra pazienza è finita - proseguono i due assessori -. Da oggi non ci sono più solo diritti, ma prima di tutto doveri. Il Comune deve occuparsi di anziani, disabili e di tutti i milanesi (e no) che si trovano in difficoltà e che, invece di fare capricci, mostrano gratitudine e rispetto per i nostri servizi. Come i tanti che oggi non sono andati a passeggiare negli uffici della Provincia, ma sono rimasti dove li stiamo ospitando e sono usciti in cerca di lavoro. Come è loro dovere». Questo il messaggio ai rifugiati. Maiolo replica direttamente anche a Penati: «Non possiamo ogni tre secondi nasconderci sotto le gonne del papà Prefetto. La competenza è del Comune e la Provincia sta travalicando il suo ruolo». Manca rincara la dose: «Penati è un dinamitardo politico che sfrutta cinicamente il disagio e le sofferenze di queste persone costrette a fuggire dalla loro terra. Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire». È ricominciato il valzer di polemiche e veti incrociati, si allontana la soluzione per i rifugiati.