Penati problema politico E ora la sinistra "scarica" il segretario Bersani

Bersani sotto processo: la questione morale c'è e inizia a pesare sulla
gestione del Pd. Da Vendola alla Bindi le polemiche aumentano: "Il
guasto è molto più esteso"

Roma - Alla fine le mazzette lombarde a Filippo Penati sono arrivate a sconvolgere i papaveri della sinistra italiana. Alla fine l'ex braccio destro di Pier Luigi Bersani è diventato un vero e proprio problema politico. Alla fine sarà proprio il numero uno del Partito democratico a pagarne le conseguenze. Sono in molti, infatti, a sollevare il problema della questione morale. Rimane a bocca aperta chi pensava che i big di via del Nazareno ne fossero esenti. Tira una brutta aria tra i democratici che devono fare i conti con le accuse dei pm di Monza e il pressing che non arriva più soltanto dagli alleati, ma che si fa sempre più sentire all'interno del partito. Da Rosy Bindi a Nichi Vendola, i mal di pancia nei confronti della gestione Bersani si stanno trasformando in accuse sempre meno velate.

"Siamo tutti in apnea, temo che il guasto sia più esteso di quanto emerso finora". Il guasto a cui si riferisce il presidente della Puglia nell'intervista all'Unità è il caso Penati che come uno tzunami giudiziario dopo aver abbattuto il Pd, ora spaventa tutta la sinistra. Vendola sembra essersi risvegliato da un letargo durato giorni, mesi in cui non ha preso una chiara posizione a riguardo. Lui stesso riconosce che i problemi giudiziari a sinistra non sono nuovi: "Ci sono stati casi che hanno toccato il centrosuinistra in tutto il sud dalla calabria alla Sicilia, dalla Campania alla Pugllia". La sua Puglia. Il cavallo di battaglia sul quale è entrato in diverse piazze parlando di "spalle dritte", di "intergrità morale", sembra essersi azzoppato. Ma il principio della superiorità morale della sinistra rimane sempre alla base, il massimo dell'auocritica vendoliana è "il nemico è entrato nel nostro accampamento".

Non è da meno la Bindi che in questi giorni fa la voce grossa per condannare Penati e, al tempo stesso, per affondare (di rimbalzo) Bersani. E' guerra aperta. In palio c'è la leadership della sinistra italiana. Poco importa, insomma, la questione morale. "E' chiaro che con le regole, lo statuto e il codice etico, non si assolve e non si chiarisce il problema politico che c’è, che esiste", tuona il presidente del Partito Democratico, intervistata ieri alla festa del Pd di Pesaro dalle telecamere dell'Infedele di Gad Lerner. E proprio in relazione alla sospensione di Penati, spiega la Bindi, "abbiamo preso questa decisione per sancire una decisione che lo stesso Penati aveva assunto personalmente, questo gli va riconosciuto. E crediamo di aver tenuto il comportamento più corretto che deve tenere una forza politica e gli esponenti di un partito, separare la propria vicenda personale da quella del partito, farsi processare e penso che da questo punto di vista possiamo rivendicare la nostra diversità".

Ribadendo che esiste un problema "politico", la Bindi ha, dunque, evidenziato che "se mai questi fatti fossero confermati, al di là delle responsabilità penali, emerge una concezione della politica, dei suoi rapporti con il mondo degli interessi, dell’economia, una concezione del partito dei suoi costi, della sua classe dirigente che io ritengo noi dobbiamo affrontare e cambiare, perchè quell’alternativa che l’Italia aspetta da noi non è solo programmatica, non è solo economica, istituzionale, ma anche etica e quindi credo che sia il tempo per fare anche qualche cosa di più".