Penati prova a svicolare ma Podestà lo insegue: arriva la stretta di mano

Faccia a faccia in prefettura fra i due sfidanti. E il presidente uscente è "costretto" al fair play

Tra Guido Podestà, accompagnato dalla moglie, e Filippo Penati - sempre senza moglie in questa campagna elettorale - c’è solo una persona. Eccoli lì, sono in coda per entrare nel giardino di Palazzo Diotti, sede della Prefettura, e partecipare alla Festa della Repubblica. I fotografi mimano il gesto della stretta di mano. Penati fa un passo indietro e tra lui e Podestà mette qualche persona. Appuntamento del fair play rinviato.
Quando accade, mezzoretta dopo, è il candidato Pdl che gli offre la mano: imbarazzo dell’inquilino uscente di Palazzo Isimbardi che butta là un «dai, facciamo il confronto». Podestà sorride, qualcuno chiama Filippo e, oplà, il faccia a faccia non c’è. Ma qualcosa però resta: sono le ultime uscite di Penati che chiede di «lasciare Expo fuori dalla sfida elettorale» dopo una giornata passata a sparare alzo zero sulla governance, sul passato e sul futuro della sfida che attende Milano nel 2015.
Resta però anche una nota del movimento Autonomia per l’Europa che non sostiene più il presidente uscente della Provincia, «cinque anni passati con Penati rappresentano per noi una delle pagine più tristi della nostra storia». Dunque, Ape sosterrà Guido Podestà per «dare un’efficace azione di governo al Pdl e alla Lega che guideranno la nuova Provincia di Milano».
E la vecchia? Porte aperte di Palazzo Isimbardi ai milanesi, un viavai di persone incuriosite con tanta voglia di conoscere le stanze del potere provinciale e, per tutti, una copia di «la Provincia in casa» ovvero l’house organ dell’amministrazione guidata da Filippo Penati. Un omaggio di troppo, annota Guido Podestà: «Il presidente Penati equivoca ancora una volta sulla possibilità che offre un’iniziativa pubblica. È stato condannato dal Garante delle Comunicazioni per aver utilizzato risorse pubbliche per propagandare la propria immagine. E lo fa ancora approfittando della festa della Repubblica». Come dire: incorreggibile a meno cinque giorni dal voto. Podestà è sereno: «In tre mesi il mio indice di notorietà è balzato dal 22 a più del 50 per cento. Fare la spesa al supermarket in tranquillità è davvero quasi impossibile».
Già, strette di mano e inviti, abbracci e auguri come quelli che, ieri, in Prefettura lo hanno accolto. Risultato? Un’ora di ritardo per Guido Podestà sull’agenda serale fatta di impegni e incontri sul territorio.