Penati regala una guida agli immigrati che finiscono in carcere

Tradotta in sei lingue insegna (a clandestini e non) come far valere i diritti dietro le sbarre.
Uno dei consigli: esigere il «lei» dagli agenti. Corso: «C’è una cultura giuridica vendicativa» <br />

Non sempre è un soggiorno che si può programmare. Anzi, il più delle volte è un last minute di troppo. E se accade? Be’, tranquilli, c’è la guida utile della Provincia di Milano che, bontà di via Vivaio, «serve a rendere meno complicata» l’ospitalità al due di piazza Filangieri. Sì, parliamo del soggiorno dietro le sbarre del carcere di San Vittore che l’immigrato, clandestino e no, come l’italiano può adesso «affrontare, per quanto possibile» evitando «piccoli e grandi problemi quotidiani» con sottobraccio le dodici paginette realizzate dall’assessorato all’Integrazione per le persone in carcere. Un vademecum dal titolo esplicito, “E adesso, cosa faccio?”, con tanto di «consiglio» dell’assessore Francesca Corso tradotto in sei lingue: «Leggetelo con attenzione». Suggerimento quantomeno ironico: difficile, immaginiamo, che lo spacciatore piuttosto che il rapinatore o lo stupratore si premurano di indottrinarsi per benino prima di commettere il reato. Ma per l’amministrazione provinciale guidata da Filippo Penati sarebbe comunque cosa buona e giusta perché «all’articolo 27 della Costituzione c’è scritto: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”». E, allora, ecco gli stratagemmi utili «se sei arrestato», quando «arrivi in carcere», «cosa puoi avere», «in cella» e, ancora, se «vuoi parlare con i famigliari», per «la tua salute». Ampio spazio è infine dedicato al «personale»: «Devi chiamarli “agente” se non graduati oppure “ispettore”, “assistente” secondo i gradi». Ah, la Provincia invita i detenuti a «rivolgersi alla Polizia penitenziaria dando del “lei”» e ricorda che pure «gli agenti» lo devono «usare con te». Insomma, c’è tutto quello che occorre per «ambientarsi rapidamente» e c’è anche qualche imprecisione di troppo: ad esempio, «se non hai avvisato nessuno al momento dell’arresto hai diritto di farlo quando arrivi in carcere tramite l’ufficio matricola». Vero, non però con una telefonata bensì ai sensi della legge con un telegramma. Risultato dello svarione? «Discussioni a non finire con tutti o quasi gli extracomunitari» confidano dall’ufficio matricola di San Vittore. Annotazione che, sorpresa, proverebbe la diffusione della lonely planet carceraria anche se la Provincia garantisce che questa e altre «pubblicazioni possono essere richieste esclusivamente da “addetti ai lavori” (insegnanti, operatori sociali e del settore, magistrati, uffici pubblici, ecc.)». Peccato però che sempre sul sito internet della Provincia, quest’opuscolo (in tutte le sue traduzioni) sia scaricabile da tutti come altre «utili» guide. Quali? Ad esempio, «Passaggio agevolato per facilitare il passaggio dal carcere alla società libera». Che, evidentemente, come recentemente scritto dalla Corso è l’antidoto ad una «cultura giuridica punitiva e vendicativa» che spinge il governo Berlusconi a «costruire nuovi carceri per sconfiggere il sovraffollamento».