Penati resta ma cambia poltrona

Al suo posto, come vice del parlamento lombardo, subentra Sara Valmaggi. Opposizione spaccata: "non ci sentiamo rappresentati dal Pd". Lo show di Zamponi (Idv): un regalo alla Minetti e toni duri col Trota

Il ritorno di Filippo Penati, che non si dimette da consigliere regionale. Le magliette di Nicole Minetti insediata dall’Idv Zamponi. Il via libera al riconoscimento della Palestina nell’Onu di Chiara Cremonesi, con la Lega che per par condicio chiede di riconoscere la Padania. Seduta molto colorita e movimentata al Pirellone per la prima volta del consiglio regionale dopo la lunga pausa estiva.
Alla fine passa quasi in secondo piano l’elezione (secondo previsioni) del nuovo vicepresidente del consiglio regionale, che ha spaccato in tre (anzi in quattro) le opposizioni. L’erede di Filippo Penati è la Pd Sara Valmaggi, quarantatreenne milanese, eletta con 27 preferenze e quindi grazie a un’intesa tra Pdl e Pd. Infatti, nel corso della votazione, l’opposizione si è spaccata: dodici voti sono andati a Giammarco Quadrini dell’Udc e tre voti a Stefano Zamponi dell’Idv.
Sinistra Ecologia e Libertà non ha partecipato al voto, per protesta contro la presenza di Massimo Ponzoni (Pdl) nell’ufficio di presidenza del Consiglio. Ma la Cremonesi di Sel attacca anche il Pd e la scelta di votare un altro esponente democratico nell’ufficio di presidenza, di cui fa già parte il piddino Carlo Spreafico: «Avremmo senz’altro preferito che il Pd aprisse un ben più ampio confronto a sostegno di un’idea di coalizione che andrebbe tradotta nei fatti». Contro la scelta di un’esponente Pd anche l’Udc: «L’Unione di Centro non può sentirsi rappresentata dal Partito Democratico in questo importante organo di garanzia».
Molta dell’attenzione generale gravita su Filippo Penati, che torna in aula per la prima volta dopo essere stato indagato nell’inchiesta sulle presunte tangenti per le aree Falck di Sesto San Giovanni. Penati, sospeso dal Pd, si è dimesso da vicepresidente del consiglio regionale, ma è determinato a rimanere consigliere regionale: «Continuerò i lavori, fiducioso che la giustizia farà il suo corso e che la verità verrà a galla». L’ex presidente della Provincia ha scelto la strategia per cui la miglior difesa è l’attacco: «L’acquisto delle azioni di Serravalle fu un’operazione inconfutabile, sbloccò la realizzazione di BreBeMi, Tem e Pedemontana e fu un’operazione che oggi ha arricchito la Provincia di Milano perché ha mantenuto un patrimonio che vale il doppio del doppio di quando io la presi in consegna».
Ed eccoci a Nicole Minetti, come sempre inseguita da fotografi e giornalisti. La consigliera regionale nei giorni scorsi era stata fotografata in via Montenapoleone con una maglietta che recita: «Senza t-shirt sono anche meglio». La frase deve aver reso bollenti gli spiriti del capogruppo dell’Italia dei valori, Stefano Zamponi, che si è presentato dalla conturbante Nicole con una maglietta: «Finché non vedo non credo». La Minetti ha apprezzato il cadeau e commentato: «Un gesto simpatico». Zamponi ha poi preso di mira Renzo Bossi, difeso dal vicepresidente della Regione, Andrea Gibelli: «Un tono oltraggioso».
Il consiglio ha trovato spazio anche per la Palestina. È stata approvata a larga maggioranza una mozione di Sel che impegna la Lombardia a chiedere che l’Italia «esprima voto favorevole alla richiesta dell’Autorità Nazionale Palestinese di riconoscimento di Stato associato all’Onu». Al voto bipartisan si è sottratta la Lega. Spiegava il capogruppo, Stefano Galli: «Siamo disponibili a votare sì solo se si aggiunge alla mozione anche il riconoscimento della Repubblica federale padana».