Penati rifiuta il faccia a faccia con Albertini

Gianandrea Zagato

Filippo Penati, assente. Il Signore delle Autostrade non accetta di sedersi al tavolo con Gabriele Albertini. Motivo? «Non c’è nessuna garanzia che il sindaco alla Festa dell’Unità non affronti la faccenda Serravalle e la questione nomadi» spiega il suo portavoce. Meglio quindi evitare il faccia a faccia, davanti a cronisti e telecamere. «Valutazione» del presidente della Provincia che «non ha ricevuto dal Comune risposta alle sue condizioni».
Comportamento davvero singolare per chi, dopo averE deciso di bloccare tre grandi opere infrastrutturali, arriva addirittura ad accusare «Albertini» di volerE «fermare i progetti della Provincia». Atteggiamento comunque comprensibile. Se spiegare ai milanesi il perché di quei 170 milioni di euro di plusvalenza che l’inquilino di Palazzo Isimbardi ha pagato per le azioni Serravalle in mano al socio privato, Marcellino Gavio, è impresa non facile, diventa impossibile per Penati difendere le ragioni della scelta di dare un tetto nel cuore di Milano ai rom sgomberati da via Capo Rizzuto quando il Comune aveva chiesto che quel peso non ricadesse più sulla città. Occasione mancata sotto il tendone del ristorante Valtellina: non si deve discutere sulle strategie future di Serravalle, sul no alle infrastrutture che gli ambientalisti hanno posto a Penati e nemmeno sul domani che attende quei settanta e passa nomadi ospitati dalla Provincia - paga l’affitto - a due passi dalla stazione Centrale.
E così mentre Albertini gusta pizzoccheri e bresaola, Penati si fa un panino al bar di via Vivaio (ri)leggendo la denuncia presentata dal sindaco alla Corte dei conti per mettere chiarezza sulla vicenda Serravalle. Atto deciso dal Comune dopo l’ennesima violazione di quel patto che lo legava alla Provincia. E che, per fortuna di Penati, non coinvolge la Regione: non gli esclude, quindi, «l’happy hour» con Roberto Formigoni al caffè Fuori Orario in quel del Montestella.