Penati: «Sì al ticket, ma deve essere esteso anche all’hinterland»

«Se è una pollution charge, allora non è un problema di residenza: paga chi inquina»

Gianandrea Zagato

A Filippo Penati piace quel ticket anti-smog che fa venire l’orticaria ai Ds. Il presidente della Provincia di Milano sottoscrive la necessità di quella tassa sull’inquinamento, la pollution charge, che Palazzo Marino vuole applicare perché, è la tesi di Palazzo Isimbardi, «il tema della mobilità e delle infrastrutture è troppo importante per fermarci davanti a divisioni». E così, Penati, guarda avanti e avanza la proposta di un «patto metropolitano» per ragionare «complessivamente» come «se già esistesse un governo di area metropolitana che, quindi, non escluda la pollution charge».
Che vuol dire? Semplice, l’area interessata al pagamento del ticket non basandosi sul criterio della residenza non coincide con i confini di Milano ma si estende a tutti i Comuni della Provincia. Sì, pedaggio antismog in tutta la Provincia di Milano. Volontà che l’inquilino di Palazzo Isimbardi così spiega: «Il problema del traffico richiede un governo di area vasta e, quindi, il ticket anti-inquinamento deve essere lo strumento a disposizione di tutti i soggetti dell’area metropolitana. Ma la sua introduzione, se davvero vuol essere efficace, deve nascere da una concertazione istituzionale che, tra l’altro, può portare a una sensibile riduzione del numero di automezzi circolanti a Milano e nell’area milanese».
Messaggio chiaro quello siglato dal presidente Penati a nome e per conto della sua giunta, dove ieri sono state approvate le «linee guida per un patto metropolitano per una forte e condivisa politica contro gli inquinamenti». Linee sottoposte oggi dall’assessore Bruna Brembilla alla commissione Ambiente della Regione. Documento per fare «il salto della qualità, per elevare lo standard di vita». Come? Assieme al ticket anti-inquinamento si prevede la completa attuazione del metrobosco ovvero la piantumazione di trentamila ettari di territorio provinciale, l’incentivazione dell’edilizia sostenibile e del risparmio energetico e, ancora il rinnovo del parco dei mezzi pubblici che va di pari passo col rafforzamento del trasporto. E, ancora, car-pooling e car-sharing insieme all’applicazione di un biglietto unico integrato con tanto di «parificazione nell’immediato di prezzo tra Milano città e comuni limitrofi» e un rilancio della «programmazione del flusso merci nell’area metropolitana e la relativa logistica».
Impegni per far uscire Milano dalla ciclica “emergenza smog”. Soluzioni che, secondo Penati, sono parte integrante di «un modello» e quindi «necessitano» del fattivo sostegno di Comune, Provincia e Regione Lombardia, con l’appoggio del Governo. Come dire: la Provincia «compie un passo in avanti, c’è adesso una proposta complessiva su cui lavorare» con la speranza che «su questo tema si riesca a costruire una delle funzioni della futura città metropolitana».
E se le reazioni del centrodestra sono state positive, nel centrosinistra replica Franco Mirabelli, segretario provinciale della Quercia, che «invita Palazzo Marino a prendere in considerazionee la proposta di chiudere il centro storico» mentre il responsabile provinciale di Rifondazione, Antonello Patta, reclama di «azzerare il ticket» e, sorpresa, di «convocare l’assemblea dei sindaci». Occasione che rischierebbe solo di rimettere in piedi una fabbrica di sedie e di tavoli come ben insegnato dall’ex prefetto di Milano.