Penati sceglie 5 aree per i rom Ma non dice niente ai residenti

Palazzo Isimbardi individua le zone che ospiteranno i 79 nomadi di Capo Rizzuto. Avvisati, per ora, soltanto i sindaci

Gianandrea Zagato

Parola d’ordine: non rendiamo inquieti i sonni degli elettori. Quelli che vivono nei Comuni governati dal centrosinistra. E che ancora non sanno di essere stati prescelti da Filippo Penati per ospitare i 79 rom sgomberati da via Capo Rizzuto. Ovvero silenzio di tomba sulla localizzazione delle cinque aree - tre pubbliche e due private - in altrettanti Comuni della Provincia che l’amministrazione di via Vivaio ha identificato come luoghi possibili per la costruzione di un «villaggio solidale».
Silenzio che il prefetto Bruno Ferrante spiega istituzionalmente: «Abbiamo già contattato i Comuni che potrebbero essere interessati e abbiamo ricevuto una risposta di positiva collaborazione. Ora però dovremo studiare la soluzione migliore da un punto di vista ambientale e sociale. I rom dovranno cioè inserirsi nell’humus migliore». Virgolettato che non ha bisogno di traduzione. Segnale chiaro che dopo «la disponibilità» delle amministrazioni rosse, ora serve far digerire l’ospitalità ai cittadini. Impresa non da poco, soprattutto se manca una cultura del dialogo. Quella che, per intenderci, è da sempre la ricchezza della Milano della solidarietà, con la vocazione a trovare una soluzione al di là degli schemi. Una Milano che sul tema nomadi ha investito quasi venti milioni di euro, dal 1997 a oggi. Impegno economico di chi ha già fatto abbastanza. Verità dei fatti testimoniata da quelle cinque aree spalmate sui Comuni della Provincia e non sul territorio milanese.
Ma il problema, adesso, è tutto interno al centrosinistra, alle amministrazioni comunali che temono reazioni impopolari e non sanno come (ri)vendere il piano messo a punto dalla Provincia. «Questione di cultura di governo» ammettono dai vertici di Palazzo Isimbardi, mentre dal comune di Rho c’è chi sbatte sul tavolo i dati delle ultime regionali, «quelle dove il centrosinistra ha già lasciato sul campo duemila voti». Prezzo elettorale che Giorgio Oldrini, successore di Penati alla guida di Sesto San Giovanni, forse non pagherà: il suo Comune non sta nell’elenco della Provincia, «abbiamo già dato...i nomadi ce li abbiamo anche noi». E se da Rozzano, il primo cittadino Massimo D’Avolio, fa sapere che ci vogliono «compensazioni» per dare un tetto ai 79 rom - «se ti prendi i nomadi, e hai già un forno per i rifiuti e magari un carcere, devi pretendere di ottenere in cambio, che so?, la sede della Triennale o quella della Rai» -, la giunta rossa di Trezzano festeggia la notizia diffusa dalla prefettura - «di sicuro non sarà scelta l’area di Trezzano» - come testimonianza «che la linea istituzionale e di condivisione di qualunque problema con i cittadini, al di là delle speculazioni politiche, è sempre vincente».
Riprova della politica delle parole crudeli che i sindaci dell’Ulivo declamano per fare «qualcosa di sinistra» e per evitare débâcle elettorali. Scelte sulla pelle di 79 rom che, quindi, continuano a restare in carico a don Virginio Colmegna e alla sua Casa della Carità «fin quando non sarà costruito il villaggio solidale».
gianandrea.zagato@ilgiornale.it