Penati spendeva soldi per le gang. "Così diventeranno circoli culturali"

Il patto del 2007 fra la Provincia guidata dal Pd e i Latin King: un riconoscimento come associazione in cambio di una tregua

Progetti per la bande giovanili. Soldi e tempo investiti dalla Provincia di Filippo Penati sulle gang. Sui Latin King, dalla cui costola è nato il gruppo che - probabilmente - con l’accoltellamento di un giovane egiziano ha scatenato l’inferno di via Padova. Tutto per l’illusione buonista e di sinistra che fosse possibile «farli diventare amici» così, a colpi di politicamente corretto e di buone intenzioni.
Chi non li avesse visto al governo con i suoi alleati, potrebbe anche avere la tentazione di credergli al Pd e al suo candidato al Pirellone, quando parla di immigrazione e criminalità, quando chiede attenzione agli italiani «ostaggio di una guerriglia fra bande», o dice «non un euro dei fondi pubblici per far cambiare zona agli extracomunitari». Sembra credibile perfino il capogruppo provinciale dei Democratici, Matteo Mauri, quando bacchetta il ministro Maroni. Poi però spuntano le cronache della loro amministrazione. La retorica dell’integrazione e dell’accoglienza.
Siamo nel settembre 2007. Piena era-Penati. Un’assessore provinciale, l’iper-buonista Irma Dioli, di Rifondazione Comunista, dà l’annuncio in pompa magna che ha trovato la soluzione per mettere fine alla guerra delle bande. Un bel patto, in virtù del quale le bande di latinos si impegnano ad abbandonare le pratiche illegali, le risse, gli accoltellamenti. Il patto è parte di un progetto chiamato «Ecua partecipazione». Per firmarlo arriva a Milano dagli Usa anche «King Mission». Folkloristico e inquietante, è il capo mondiale del Latin King, la banda di sudamericani più nota del mondo.
La «tregua» finanziata dalla Provincia per l’interessamento dell’assessore alla Pace e Cooperazione sociale di Penati, Irma Dioli, viene sottoscritto anche da don Gino Rigoldi. L’idea è costituire un’associazione «culturale» dei Latin, riconosciuta dalla Provincia». Si parla anche dell’apertura di uno sportello. L’assessore è entusiasta: «Con questo progetto - dice - periamo di dimostrare che non esiste solo la repressione e che ci può essere recupero rendendo questi ragazzi protagonisti, promuovendo iniziative esclusivamente per loro e su di loro». «La vera integrazione passa anche attraverso questi gesti simbolici - spiega l’assessore». «Le bande chiedono solo di essere riconosciute a livello sociale, per la loro origine storica, che non è criminale ma di identità nazionale, antirazzista», dicono i collaboratori dell’assessore alla Pace.
Non si sa bene dove vadano a finire tante buone intenzioni. Continuano risse, scontri. Coltellate. Ma «antirazzisti doc» i Latin King si confermano due anni dopo, quando sfilano per le vie del centro di Milano alla testa di una manifestazione contro il pacchetto sicurezza. È il 23 maggio, le cronache e le immagini danno conto entusiaste della loro partecipazione, fianco a fianco alle bandiere della sinistra, alle insegne del volontariato catto-comunista e dell’area no-global e «centro socialista». Un salto di pochi mesi e pochi metri. Siamo in via Padova. È un normale sabato di febbraio, quando alcuni ragazzi sudamericani accoltellano un giovane egiziano. Passano poche ore, e si scatena il finimondo. Poi si viene a sapere che gli accoltellatori sono forse membri dei Chicago, una delle bande più violente, nata da una costola dei Latin King. Con gli egiziani non hanno fatto amicizia, nonostante Penati.