Penati: «Troppi tagli sono un pericolo per la democrazia»

L’equazione meno stipendi e più risparmi tocca anche la Provincia di Milano, dove sono sedici gli assessori della maggioranza di centrosinistra. Quattro di troppo secondo la Finanziaria. Gioco facile sarebbe già indicare i nomi che Filippo Penati volentieri accompagnerebbe alla porta: quelli della sinistra radicale che, negli ultimi tempi, hanno tentato di travestirsi da soviet.
Ma il tema è serio e, secondo il presidente della Provincia, tocca un elemento delicato: la rappresentanza della comunità. «Terrei divisa la questione che tocca la giunta da quella che incide sulle assemblee elettive. Anche considerando i costi ci dev’essere un equilibrio trovando, naturalmente, il massimo dell’efficienza possibile». Traduzione: «Prevedere nero su bianco un taglio del venti per cento dei consiglieri provinciali non deve far venire meno il livello di democrazia, di rappresentanza». Messaggio chiaro, quello lanciato da Penati che governa quasi quattro milioni di cittadini. «Quel taglio è un’applicazione, una proporzione matematica che, tra l’altro, rapportata al territorio dell’attuale Provincia significa più o meno il peso della Provincia di Monza». Come dire: «Questo è il tema centrale che la politica deve affrontare. La democrazia ha dei costi e li deve sopportare sapendo che c’è un diritto al controllo e un diritto all’indirizzo espresso dai consigli provinciali».
Anche Filippo Penati, naturalmente, è pronto a dare un taglio alle poltrone. Non è un mistero che vorrebbe più snelli i board delle società partecipate dalla Provincia - dimezzati i consigli di amministrazione -, e che è pronto a mettere uno «stop ai super-stipendi». Colpo di scure in Provincia dove, ad esempio, il cda della Serravalle dovrebbe scendere da 21 a 5 membri. Lo prevedono la Finanziaria e la circolare Lanzillotta. Operazione efficienza che, l’inquilino di Palazzo Isimbardi, temendo possibile «ritardi» ha avviato in anticipo, con tanto di mozione in consiglio.
«Un segnale di trasparenza importante nei confronti dei cittadini» sostiene il presidente: «Un segnale di trasparenza della pubblica amministrazione che fa bene a se stessa e non solo». Questione di casta, per intenderci. «Ma anche risposta concreta e rigorosa all’esigenza di razionalizzare i costi della spesa pubblica» chiosa Penati, consapevole che «la riduzione dei cda consentirà una maggiore efficacia decisionale nel perseguimento degli interessi pubblici. Cura dimagrante, «segnale forte da Milano» che rimette in gioco delicati equilibri politici. E qui, Penati, si ricorderà di quelli che volevano metterlo sotto tutela come fossero al tempo dei soviet.