Penati va a Roma? Più una fuga che una candidatura

Una chiacchierata con Pierluigi Bersani, una telefonata con Enrico Letta e, oplà, Filippo Penati spicca il volo per Montecitorio. Sì, il presidente della Provincia fa sapere che, in questi giorni, sta «valutando» l’ipotesi di una candidatura. Naturalmente, com’è suo stile, continua a sostenere che, lui, vorrebbe «privilegiare gli impegni assunti con gli elettori» perché, bontà sua, avverte la «responsabilità nella conclusione del lavoro».
Virgolettati tutti preceduti da quella «valutazione» della candidatura che sarebbe già stata fatta, mangiata e digerita. All’inquilino di Palazzo Isimbardi resterebbe cioè un solo dubbio: che vestito indossare all’esordio da parlamentare? Quello blu di Armani o quello grigio cobalto di Corneliani? Certa è, sin d’ora, la camicia bianca con cravatta blu a pois.
Che dire? Siamo davvero felici per l’ex sindaco dell’ex Stalingrado d’Italia: da Sesto a Montecitorio è una scalata niente male per un grigio funzionario del Pci-Pds-Ds che insegnava educazione tecnica. Resta però un problemino: la scelta penatiana non è una candidatura bensì una fuga.
Avete letto bene: Penati fugge dal civico 1 di via Vivaio, dove il «suo» governo è fallito come dichiarano quelli della Cosa rossa. Fallito nella quotidianità amministrativa e politica, «per far passare atti importanti sul tema della sicurezza piuttosto che delle infrastrutture, il presidente, è costretto sempre a chiedere il voto del centrodestra». Come dire: Penati non ha più una maggioranza, la benzina è finita e le Provinciali sono lontane qualcosa come un anno e mezzo. Chiaro a tutti che, a questo punto, è meglio farsi un giretto a Roma. Qui, a Milano, la «sua» Unione è saltata e, senza forse, l’unica esperienza di spessore del centrosinistra in Lombardia resta solo un ricordo da cancellare.