Penati, la volpe e l’uva: "L’alleanza con la Lega? Non ci ho mai pensato"

Elezioni provinciali 2009. Il presidente conferma: nessuna strategia col Carroccio.
Alla sua lista l’appoggio di Pd, Verdi, Idv e socialisti<br />

«È giusto che si crei un rapporto con i sindaci, con le associazioni e con una lista del presidente». Pausa. «Possiamo vincere a patto di non farci male da soli». Filippo Penati applaude Walter Veltroni e chiosa che la «sua» lista del presidente «sarà portatrice di una progettualità autonoma e di una proposta innovativa». La reazione della prima fila della platea che occupa le poltroncine del Piccolo Teatro è, sorpresa, quantomeno tiepida. All’inquilino di Palazzo Isimbardi poco importa però del calore dei battimani, anche se la «sua» lista nel tam tam delle indiscrezioni, finora, avrebbe conquistato un solo nome sicuro, quello del sindaco di Melzo Paolo Sabbioni: «Credo di potercela fare. Abbiamo fatto molto in questi anni. Anche innovando. C’è bisogno di spingere all’innovazione politica e di offrire ai milanesi, dopo vent’anni, una vera proposta politica riformista, realmente riformista, che spinga fortemente verso una rinascita». E le alleanze? «La mia lista sarà affiancata da Pd, Italia dei valori, Socialisti, Verdi e Sinistra democratica». Elenchino che non esclude qualche ribaltone clamoroso, dell’ultimo minuto e Penati lo sa a tal punto che cita un verso di una celebre canzone di Lucio Battisti, «il resto lo scopriremo vivendo». Già, difficile guardare oltre il presente. L’unica certezza del presidente uscente è «l’esclusione di un’alleanza strategica con la Lega che è forza conservatrice» mentre «oggi c’è bisogno di un progetto che apra alle potenzialità del territorio milanese e la Lega non è il partner giusto, non ci abbiamo neanche pensato a prendere la scorciatoia della Lega». Stavolta, Penati non prende neppure la scorciatoia della sinistra radicale che valuta partner inaffidabile, nonostante nell’aula di Palazzo Isimbardi oltreché in giunta continui a reclamarne voti e sostegno: «Con convinzione non considero strategico un rapporto con pezzi della sinistra radicale». Risposta inequivocabile al messaggio firmato dai coordinatori milanese e provinciale di Rifondazione che, dalle colonne di Liberazione, invitano il Pd «a battere un colpo rinunciando a giochi di Palazzo che rispondono a un’idea della politica, ampiamente screditata, in cui le scelte vengono fatte a prescindere dai contenuti del fare». Virgolettato che è un chiaro invito agli elettori alla non riconferma di Penati dopo aver condiviso quattro anni e passa di governo o, come commenta Bruno Dapei (Forza Italia), di «un malgoverno che deve ancora rispondere di questioni morali assai rilevanti e pesanti, come nel caso di Serravalle: infatti, grazie a Penati, a Milano, il Pd deve affrontare lo scottante tema morale». Dettaglio non secondario, tutti dovranno rispettare il codice etico che «è elemento fondativo del Pd» osserva Ezio Casati, segretario metropolitano Pd. Tutti, Penati compreso, e ben sapendo, comunque, che a farsi del male da soli ce la sanno fare senza alcun riguardo per i problemi sociali della Provincia.