«Penati vuole nuovi campi? A Milano mai»

Palazzo Marino pensa invece ad una serie di azioni per allontanare i clandestini dagli insediamenti di via Triboniano, via Capo Rizzuto, via Bonfadini, via Idro e via Negrotto

Sabrina Cottone

Nuovi campi nomadi a Milano? La proposta di Filippo Penati è giudicata semplicemente irricevibile dalla giunta di Palazzo Marino. Il Comune replica chiedendo nuovi sgomberi. «Prima di tutto via Triboniano e via Capo Rizzuto, ma anche Muggiano, via Idro, via Bonfadini e via Negrotto» elenca l’assessore alla Sicurezza, Guido Manca. «Penati vuole aprire nuovi campi? Faccia pure, ma è escluso che si tratti di aree nel Comune di Milano» va all’attacco il vicesindaco, Riccardo De Corato. E l’incontro in prefettura di martedì prossimo sul campo nomadi di via Triboniano si prepara a trasformarsi in uno scontro tra Provincia e Comune.
I toni sono già accesi. «Politica da irresponsabili» accusa il presidente della Provincia che propone di distribuire in due nuovi campi gli abitanti di via Triboniano. «Abbiamo pronte sei aree per realizzare uno o due campi di piccole dimensioni, massimo cento abitanti ciascuno, su cui indirizzare parte degli ospiti di via Triboniano, in modo da ridurre il campo a un massimo di 120 persone». Ma il Comune non ci sta: «In città abbiamo una concentrazione di nomadi enormemente superiore a quella della provincia di Milano. Non concederemo mai più neanche un metro quadrato a nuovi campi».
In via Triboniano vivono 226 regolari e 350 abusivi e il progetto di Palazzo Marino (che ha stanziato un milione di euro) è di ripristinare condizioni igieniche adeguate (a partire dalla fognature) per i regolari e di chiedere lo sgombero degli abusivi. «Forse Penati punta a trasformare Milano in una specie di Rio de Janeiro, con tutte le favelas intorno» commenta il neo assessore al Demanio, il leghista Diego Sanavio. E aggiunge: «Aree per nuovi campi nomadi? Dio ce ne scampi. Semmai demoliamo le costruzioni abusive all’interno dei campi nomadi. Se Penati vuole nuovi campi nomadi, se li cerchi in Provincia».
Manca illustra con i numeri il perché del no ripetuto da Palazzo Marino: «A Milano e provincia vivono ottomila nomadi tra regolari e irregolari. Milano, su una superficie che è un dodicesimo di quella dell’intera provincia, ne ospita quattromila, cioè la metà. Noi non concederemo neanche un fazzoletto di suolo milanese, sono i Comuni dell’hinterland a dover fare la loro parte». L’assessore alla Sicurezza insiste nella richiesta di sgomberare gli insediamenti abusivi, ma ricorda che esistono anche campi nomadi regolari e tranquilli, che non generano allarme sociale: «Via Chiesa Rossa e via Novara sono due campi modello».
Così un primo assaggio di battaglia potrebbe scatenarsi già domani durante il Comitato per l’ordine e la sicurezza convocato a Palazzo Isimbardi. Gabriele Albertini è stato chiaro: «Questa concentrazione di nomadi è inconciliabile con le esigenze di gestione, sorveglianza e sicurezza». E il Comune, che non ha alcuna intenzione di aprire nuovi insediamenti, insisterà nel chiedere al prefetto di procedere con gli sgomberi degli irregolari.

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