Penati vuole una Serravalle a senso unico

All’appello manca la valutazione dei revisori che aspettano di avere la documentazione

Gianandrea Zagato

Manca un parere legale e poi la Provincia gestisce Serravalle da sola. Ancora una verifica in punta di diritto e Filippo Penati ha il controllo assoluto della società autostradale. Strategia post-disdetta del patto di sindacato di chi è convinto di «avere in mano tutti gli elementi per scioglierlo».
Peccato però che i conti non tornino. E Gabriele Albertini lo mette per iscritto: «Il Comune di Milano non intende imporre alcunché» scrive al «caro Presidente» ma si «limita» avverte il sindaco «a richiedere alla Provincia di Milano comportamenti coerenti con il patto di sindacato riguardo all’ipotesi di un piano finanziario già ritenuto dal consiglio d’amministrazione conforme all’interesse sociale». Riferimento al «comportamento» e all’«orientamento» espresso dalla Provincia nell’assemblea della Serravalle del 2 agosto, quando senza tener conto «di quanto precedentemente concordato» i rappresentanti di Palazzo Isimbardi scelsero di escludere la realizzazione di tre nuovi investimenti. Deliberazione quindi «priva di efficacia» ma per Albertini c’è a monte un altro problemino: la scelta di Penati di «apportare al patto di sindacato» quel quindici per cento di azioni acquistate dal socio privato Marcellino Gavio. Decisione presa senza aspettare «l’esito degli accertamenti in corso sulla legittimità dell’acquisto delle azioni di Serravalle da parte di Asam».
Un’altra palese violazione del patto che al paragrafo 2.1 dell’accordo fa riferimento - ricorda il sindaco all’inquilino di Palazzo Isimbardi - agli acquisti «in qualsiasi forma e con qualunque modalità» ma «di una delle parti» ovvero «non dell’acquisto di un terzo come nel caso di Asam». Conseguenza che, annota Albertini, sempre secondo quanto «previsto al paragrafo 9.1 del patto stesso» va «sottoposta congiuntamente ad un arbitrato: e trattandosi di questione di mero diritto, il collegio arbitrale dovrebbe poter decidere in tempi brevi». Fin qui la lettera indirizzata al «caro Presidente» in data 21 settembre da chi si sente «costretto a respingere presunte e non specificate violazioni del patto di sindacato» e che ancora attende risposta.
La stessa che sul fronte Serravalle aspettano i revisori dei conti di Palazzo Isimbardi. Nella loro relazione «dello stato di attuazione dei programmi nonché dell'equilibrio del bilancio e della gestione dell’esercizio 2005» si scopre che il collegio dei revisori contabili «in relazione alle spese di acquisizione di partecipazione azionarie» si limita a prendere «atto di quanto contenuto nella proposta di deliberato consiliare, in merito alle modalità di finanziamento di tale acquisizione» e che però «si riserva di esprimere un giudizio al riguardo». Come dire: i revisori non sono in grado di dire la loro sull’indebitamento della Provincia per acquistare il pacchetto Serravalle in mano a Gavio perché non dispongono ancora dei documenti necessari alla valutazione.
L’unica nota a loro disposizione è infatti l’atto provinciale n. 199186/8824/04 riguardante la ricognizione «dello stato di attuazione dei programmi per l’esercizio 2005» dove, a pagina 4, la giunta Penati fa sapere che «le spese per l’acquisizione delle partecipazioni azionarie si autofinanziano con la cessione di altre partecipazioni considerate meno strategiche e attraverso operazioni che non intaccano l’indebitamento dell’ente». Niente male, davvero: «Palazzo Isimbardi per acquistare il pacchetto Gavio non si è indebitato - chiosa l’azzurro Bruno Dapei -, quindi il prestito chiesto a BancaIntesa o è solo invenzione del presidente oppure un miracolo ad opera della finanza di sinistra».