Pendolari, Prodi cancella 160 treni

«Altro che servizio raddoppiato, in arrivo aumenti del 15% sui biglietti»

Mille nuovi treni per i pendolari entro il 2011. L’impegno del presidente Prodi e di Mauro Moretti, ad di Ferrovie dello Stato, sembrava di quelli destinati a lasciare il segno. «Infatti. Quelle carrozze scintillanti sono scomparse dalla Finanziaria». È l’ultima sirena d’allarme suonata da Legambiente mentre si discute di ticket e traffico da decongestionare. Denuncia a firma del vicedirettore Andrea Poggio, nota di disillusione compresa: «La proposta iniziale del governo sembrava finalmente all’altezza. Un investimento complessivo di 6,4 miliardi, prima tranche da 300milioni subito. Per i pendolari delle grandi città sarebbe significato un aumento pari all’80 per cento dell’offerta e, in alcuni casi, un raddoppio». Due mesi dopo, nella legge di bilancio approvata al Senato - sottolinea Legambiente -, di quei proclami non vi è alcuna traccia. La beffa ulteriore, però, sta nel fatto che «in Lombardia 160 treni non partiranno mai nei prossimi quattro mesi - rivelano gli ambientalisti -. Disagio che si materializza in almeno 300mila pendolari costretti a viaggiare su carrozze vecchie o malmesse. Quaranta treni “dei desideri” all’anno che rimarranno sulla carta. E come se non bastasse, Fs sostiene che, a causa dell’assenza degli stanziamenti previsti, non solo non verranno acquistati nuovi treni ma pure soppresse le tratte più frequentate. Dietro l’angolo, se la Finanziaria non subirà ritocchi, c’è un aumento dei costi dei biglietti e degli abbonamenti fino al 15 per cento». Legambiente ha manifestato nei giorni scorsi, sotto le finestre di Montecitorio, per chiedere il necessario incremento delle risorse. La stessa richiesta girata poi alla Regione Lombardia nell’auspicio di «un’intercessione immediata».
Appello colto con stupore da Massimo Corsaro, coordinatore regionale di An e già assessore ai Trasporti: «Arriva quanto meno in ritardo chi invoca adesso un ruolo del Pirellone, visto che siamo stati i primi a sostenere la liberalizzazione del sistema con l’ingresso di altri attori, anche internazionali, in grado di far crescere il servizio. Per facilitare la vita dei pendolari non servono annunci, ma fondi adeguati, ordinativi reali e tempi di consegna garantiti. Tutte cose che il monopolio targato Fs non è in grado di promettere». Concetto peraltro ribadito da Dario Balotta, segretario generale Fit Cisl: «Sarebbe questa la “cura” Moretti? Centosessanta treni in meno per chi viaggia quotidianamente lasciano un’unica alternativa: puntare sulla costruzione di nuove autostrade, a costi e attesa notevolmente maggiori. Ancora una volta, il rilancio del trasporto ferroviario viene ignorato dall’attuale governo».