Pene più dure per chi guida ubriaco

Si moltiplicano purtroppo i casi di automobilisti e motociclisti, spesso drogati o ubriachi, che uccidono innocenti e a volte nemmeno si fermano. Dopo due o tre giorni escono dal carcere e, in sede di giudizio, godono di ogni possibile indulgenza. Da ogni parte si grida «Basta!» e tutto resta come prima: il morto giace e il pirata continua a colpire. D’altra parte, non possiamo augurarci che venga inflitto l’ergastolo per un omicidio colposo, non è vero? E allora, ecco una proposta: chiunque, non solo sotto l’effetto di droga o di alcool, ma anche per comportamento irresponsabile, provochi la morte di una persona, sia privato del permesso di condurre veicoli per un minimo di dieci anni, fino alla proibizione a vita per i casi più gravi; e i recidivi siano giudicati non più per omicidio colposo, ma per omicidio volontario.
Mi si obietta che i mezzi di trasporto privati servono per il lavoro? Sarà un deterrente in più, così ci penseranno prima!
Per introdurre tali novità non basta una legge, ma occorre mettere mano al Codice Penale? Che il Parlamento e il Governo si diano da fare, altrimenti a che cosa servono? A inviare messaggi di cordoglio o corone di fiori?

Che l’italo buonismo sia una piaga nazionale con conseguenze disastrose, è sotto gli occhi di tutti. Lei stessa, gentilissima signora Caire, ammette che è necessario mettere mano al Codice di procedura penale.
Non è possibile, infatti, che il Governo, qualunque Governo sia in carica, lasci che la strage continui sulle nostre strade. Tanto per dire come stanno le cose, è un fatto che i conducenti di mezzi pesanti si passino la parola non appena superano il confine. L’Italia, infatti, è diventata una specie di porto franco per qualunque tipo di illegalità. Ormai sembra che nessuno abbia timore di incappare nelle maglie della legge. Ha visto che cosa è accaduto a quel nomade che ha ucciso quattro ragazzi guidando completamente ubriaco? Tutto quello che la magistratura ha saputo (e potuto) fare, è quello di condannarlo a restarsene rintanato dentro il suo lussuoso residence per poco più di sei anni. Negli Stati Uniti ad una giovane donna che, guidando ubriaca ha investito e ucciso un pedone, hanno dato 54 anni di carcere. Una pena eccessiva? Ma dov’è scritto che si possa uccidere il prossimo con la scusante di essere sotto l’effetto dell’alcol? Se le nostre leggi sono così permissive da ritenere che chi guida possa essere giudicato soltanto sulla base di una «colpa», come se non sapesse che l’abuso di sostanze alcoliche porta inevitabilmente a perdere il controllo delle proprie azioni, allora quelle leggi vanno cambiate. Chi beve o si impasticca compie un’azione cosciente, per cui deve poi affrontare le conseguenze del suo gesto. Come si fa a sostenere che, da ubriaco, non sapeva? In Italia certa sinistra pensa solo a difendere Caino infischiandosene di Abele. Sarebbe ora che la ragione prevalesse e che chi sbaglia paghi. Senza se e senza ma.
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