«Pene più gravi per chi concepì questo sistema»

Gian Piero Scevola

Presidente Sandulli, l’ha combinata grossa.
«Piano, piano coi giudizi. Le sentenze vanno lette prima di criticarle. Invito i critici ad aspettare le motivazioni e quando usciranno, prima del 10 agosto, tutto sarà più chiaro e trasparente. E saranno anche voluminose, come mai in passato è capitato alla Corte federale, perché c’erano ben 30 posizioni da esaminare. Per noi un fatto storico».
Però tutte quelle riduzioni di pene...
«Abbiamo voluto distinguere tra chi aveva organizzato una sorta di sistema e chi ha tentato di giovarsene. Si è parlato di cupola, qualcosa è comunque esistito. Da parte nostra siamo comunque riusciti a mutuare l’impianto di primo grado e a dosare le sanzioni».
Ma è o non è un colpo di spugna?
«Assolutamente no, abbiamo evidenziato le responsabilità addebitabili ai soggetti, valutato l’illecito o i limiti dell’illecito. Il Meani, per esempio, e i suoi rapporti con gli assistenti. Tante parole, pochi fatti e poi sono stati gli stessi Babini e Puglisi a incastrarsi».
Ma questo articolo 6, l’illecito, derubricato alla slealtà dell’articolo 1, a molti non è andato giù.
«L’illecito è un atto idoneo ad alterare un risultato, ma occorre che ci sia il coinvolgimento dell’arbitro e, in questo procedimento, gli arbitri sono stati prosciolti, ad eccezione di De Santis».
E anche Paparesta, che ha preso tre mesi.
«Diverso il caso di Paparesta, niente a che vedere con l’illecito. E, a tale proposito, le sentenze pronunciate nei suoi confronti e anche quelle nei confronti degli altri arbitri, faranno testo, al punto che nessun altro, nemmeno la Procura dell’Aia potrà citarli in giudizio. Vale solo quello della Caf e ora della Corte Federale».
In camera di consiglio, sembra ci siano state parecchie discussioni.
«Il nostro è stato un lavoro delicato, abbiamo esaminato valanghe di carte, sentito e risentito le registrazioni, le abbiamo lette, comparate. Ogni consigliere ha seguito un club, ma tutti erano al corrente di tutto e ci siamo rapportati tra noi. L’ambiente era sereno, non ci siamo certo divertiti, ma tutte le decisioni sono arrivate all’unanimità».
E Carraro salvato?
«Una sola telefonata lo interessava, basta sentirla: il suo in Lazio-Brescia è stato un intervento istituzionale. Avrebbe però dovuto segnalarlo all’Ufficio indagini».
Cosa ha provato a condannare la sua Lazio?
«In quel momento ero un giudice, non un tifoso».
E ora che succederà?
«Spero che da domani in poi si ritorni a parlare solo di calcio giocato e di spettacolo legato al calcio, che è poi la cosa che tutti vogliamo».
Si rimprovera qualcosa?
«No».