«Pene severe per i molestatori assillanti»

da Milano

«Prevedere anche in Italia, come reato, il comportamento di chi reiteratamente molesta una persona, per consentire ai magistrati di applicare nei suoi confronti misure coercitive, che oggi non si possono adottare».
È questa la strada per prevenire tragedie come quella di Silvia Mantovani la studentessa di Parma perseguitata e uccisa dall'ex fidanzato, secondo il consigliere del Csm Fabio Roia, che per anni da magistrato a Milano si è trovato di fronte a casi simili. Insieme ad altri altri esperti Roia ha partecipato alla stesura di una proposta di disegno di legge che sarà presentata dalla Provincia di Lecco.
«Quello accaduto a Parma - spiega - è un fenomeno di “stalking”, che si verifica spesso quando non viene accettata la rottura di un rapporto sentimentale». Stalking è il termine con cui gli inglesi indicano l'atteggiamento di chi compie attività persecutoria e molestie assillanti. Un fenomeno che in Italia è in crescita: «I casi sono in fortissimo aumento e i magistrati non hanno poteri di intervento perchè questi comportamenti si manifestano in reati, come le percosse o le molestie, che non consentono l'adozione di misure restrittive. Insomma non ci sono gli strumenti normativi per intervenire prima del fatto violento», prima cioè, come è accaduto a Parma, che l'attività di molestia, sia portata alle estreme conseguenze.
«Per questo bisognerebbe introdurre nel codice penale - specifica Roia - una nuova fattispecie, che preveda questo reato come autonomo, consentendo l'adozione di misure cautelari nei confronti dei responsabili».
Gli altri Paesi europei e gli Stati Uniti da tempo hanno aggiornato la normativa. «L'Italia è invece indietro, c'è una totale inerzia del legislatore», accusa il consigliere del Csm
La proposta di ddl per rendere lo stalking un reato specifico prevede per il persecutore un primo richiamo da parte della polizia giudiziaria. Qualora persistesse nel suo comportamento, commetterebbe un ulteriore reato sanzionato con una pena di 4 anni; pena che consentirebbe ai magistrati di chiedere nei suoi confronti l'applicazione di misure coercitive: dal divieto di frequentare i luoghi in cui vive e lavora la vittima, per le ipotesi più lievi, alla custodia in carcere, per i casi più gravi.
D’accordo la senatrice Maria Burani Procaccini, responsabile nazionale famiglie e minori di Forza Italia. «Il 10% degli omicidi - dice - è da attribuire agli stalking - sottolinea Burani - secondo i dati Oms, in Italia, e si tratta quasi sempre di ex fidanzati persecutori che rendono la vita infernale alle vittime fino ad ucciderle. Per questo chiederemo al governo provvedimenti urgenti».