Penelope incrocia Gena la seduzione non ha età

Stenio Solinas

nostro inviato a Cannes

Per incarnare nei movimenti una bellezza popolana e mediterranea in Volver di Pedro Almodóvar, Penelope Cruz ha avuto bisogno di un rinforzo posteriore. «Il sedere finto mi è servito per trovare l’andatura giusta» confessa ridendo. Per rappresentare il modo di camminare della ex donna di un gangster in Gloria, Gena Rowlands non ha avuto bisogno di correzioni. «Ho sempre posseduto un passo molto maschile. Mio marito mi diceva che gli ricordavo John Wayne... L’ho sempre preso come un complimento: provate a rassomigliargli indossando dei tacchi a spillo...».
Nel giorno del successo di pubblico e di critica della giovane attrice spagnola, luminosa e intensa, il 59° Festival di Cannes rende omaggio con la sua Lezione d’attore a una icona del cinema hollywoodiano e l'essere donna e l’essere attrice si ritrovano rappresentate al più alto grado: la bellezza e l’intelligenza, la naturalezza e lo studio, la finzione e la verità. Mai come in questo caso gli estremi si toccano.
Con mezzo secolo di carriera alle spalle e un ruolo riconosciuto in quello che negli Stati Uniti si chiama cinema indipendente e, più semplicemente, è il cinema d’autore, la Rowlands guarda a sé stessa senza rimpianti e con ironia. «Ho sognato di fare l’attrice fin da ragazzina, ma per me recitare era il teatro, il palcoscenico. È per questo che dopo il liceo sono andata a New York. Dovevo essere un po’ noiosa, così rigorosa, così intellettuale, così determinata. Il suo sodalizio artistico-sentimentale con John Cassavetes, Volti, Minnie & Moskovitz, Una moglie, La sera della prima, è di quelli che ancora adesso lasciano ammirati per virtuosismo, capacità di sfumature. «Ci sono migliaia di personaggi dentro di noi e questa è la libertà più grande che sia concessa a un attore: non abbiamo bisogno di morire per reincarnarci, rinasciamo ogni volta. Solo noi e i pazzi possiamo essere così molteplici. L’unica differenza è che all'attore è garantita la totale impunità».
Come donna Gena Rowlands è sempre stata un maschio. «Non voglio essere fraintesa, ho fatto dei figli, sono stata sposata una vita con lo stesso uomo... Ma quello a cui ho tenuto di più è stata la mia indipendenza. Adesso è tutto diverso, ma allora il cinema era al maschile e alle donne erano lasciati determinati ruoli canonici, la bella amante, la moglie esemplare...».
L’America wasp, bianca, anglosassone, protestante e di buona famiglia, il padre della Rowlands era un senatore dell’allora Partito del Progresso, non ha nulla a che fare con la Los Angeles dove per metà dell’anno vive Penelope Cruz. E si capisce che il sistema di lavoro Usa non è fra i suoi preferiti. «Prima delle riprese di Volver abbiamo lavorato tre mesi per poterci impadronire dei personaggi. Negli Stati Uniti sarebbe impensabile. Io sono molto riconoscente per le possibilità offertemi dal mercato americano, ma mi sento un’attrice europea».
Ciò che ha fatto della Rowlands l’interprete perfetta per un certo cinema, è l’esatto contrario del tipo di interessi e di recitazione della Cruz. «Io faccio una vita un po’ da gitana, e questo spiega anche perché fuori dal set voglia stare con i miei amici, sentire la mia famiglia. Non mi interessano i cocktails, le feste». In Volver Penelope interpreta Ramunda, una giovane donna con una figlia di sedici anni. «Ai tempi di Tutto su mia madre Almodóvar mi parlò di questa sua idea, ma allora mi immaginava nella parte della ragazzina adolescente... Ma io a 16 anni ero già donna, forse più donna di quanto non sia ora. Avevo fretta di esserlo». È un personaggio coraggioso, determinato abituato a contare solo su se stessa e quindi a volte aspro, quasi scostante. Viene in mente un’osservazione della Rowlands: «A me piacevano e piacciono i caratteri duri, le donne di testa, egoiste non per scelta, ma per necessità». Alcuni primi piani drammatici di Volver vanno in questa direzione ed è solo il riso infantile e gli improvvisi gesti d’affetto a ricordarci una femminilità tutta carnale, dove l’intelligenza cede il passo al sentimento. Non è un caso che Almodóvar abbia avuto Anna Magnani come punto di ispirazione per la Cruz. Non è un caso che l’attrice più amata da Gena Rowlands sia Bette Davis...