Pennacchi e la percezione del nemico

Narra \ Tucidide che nell’isola di Melo - un’isoletta da niente che stava per conto suo in mezzo al mar Egeo, senza far parte con nessuno - un bel giorno del V sec. a.C. si presentano, con 3mila soldati, gli ateniesi, un vero e proprio impero che controllava tutta l’Ellade, con solo Sparta a dargli fastidio (per ognuno c’è sempre, al di là della strada, un qualche impero del Male): «Consegnatevi in santa pace e senza fare troppe storie, non spargiamo inutilmente il sangue nostro e vostro». I melesi rispondono: «E che giustizia è? Mica vi abbiamo provocato». «La giustizia non c’entra», ribattono gli ateniesi: «La giustizia vale solo tra eguali. Tra diseguali, i forti esercitano il potere e i deboli si adeguano, stop».
I melesi: «Vabbè, ma a che vi serve questa guerra? Moriremo noi ma morirete pure voi. E per guadagnare cosa? Niente. Noi siamo neutrali, non stiamo né con voi né con gli spartani, siamo piccoli, non vi diamo fastidio, nessun rischio, nessun pericolo. Non vi conviene fare finta che non esistiamo? Restiamo in pace, e andatevela a prendere con qualche alleato di Sparta».
«No», rispondono gli ateniesi, «l’alleato di Sparta non è un problema. È vero che noi abbiamo un conto aperto con Sparta, ma quello lo regoliamo nei tempi e nei modi che decidiamo con lei, e quando ho deciso con Sparta - in pace o in guerra - ho deciso pure con il suo alleato. È il piccolo che non posso tollerare se sta per conto suo. Se io non avessi mai saputo che esistevi, potevi pure andare. Ma adesso ci sono venuto e se in giro si viene a sapere che me ne sono riandato gratis, domani tutti quanti - ogni piccolo come te - si montano la testa e mi casca l’impero. Costi quello che costi - a costo pure di morire i 3mila che stiamo qua e dovertene rimandare altri 30mila domani - tu ti devi assoggettare».
Non ci fu niente da fare. I melesi con le buone non capirono - resistettero fino all’ultimo uomo - e quelli li dovettero per forza scannare: «passarono per le armi tutti gli adulti caduti nelle loro mani e resero schiavi i fanciulli e le donne; quindi occuparono essi stessi l’isola e più tardi vi mandarono 500 coloni». Che potevano fare? Mettevano a rischio, per Melo, gli equilibri complessivi di Atene? La sopravvivenza e gli standard della madrepatria? Ma tu sei scemo. Dice: «Vabbè, però se dai retta a Tucidide, a Bush gli converrebbe come il pane resuscitare l’Urss - la loro Sparta, i loro Parti - e fare una nuova Yalta». E me lo dici a me? Dillo a Podhoretz e a Bush.
Comunque in ogni caso non ti puoi far menare dai pirati senza reagire. A qualcuno il conto lo devi presentare. Chi paga, paga. Certo gli iracheni - proprio come i melesi - non sono tanto contenti di pagare. O meglio, qualcuno sì: quelli che non gli piaceva Saddam e sono andati a votare, o che gli hanno permesso di farsi votare. Ma gli altri no, si considerano occupati e fanno resistenza, proprio come i melesi. In Italia non si può dire «resistenti» - è politicamente scorretto - sono terroristi e basta, e i kamikaze sono il peggio del peggio, una cosa indegna. Però quelli - che ti debbo dire? - sono convinti che hanno ragione loro e che sei indegno tu, che li sei andati ad occupare. Quello «resiste» e si difende così. Dice: «Coi kamikaze?». Compa’, tu la donna incinta ammalata di tumore, che non s’è curata per non pregiudicare il figlio e ha preferito morire lei pur di far nascere lui, tu hai detto che era un’eroina, una santa. I kamikaze pure. Loro si sentono santi e - dal punto di vista degli iracheno-melesi - oggettivamente santi sono.
Dal punto di vista degli ateniesi no, sono un pericolo da cui è difficilissimo difendersi: sono terroristi che ammazzano indiscriminatamente, e non ammazzano solo i nostri, ma pure i loro stessi concittadini che collaborano con noi. Dice: «Ma per i melesi i collaboratori non sono che traditori, e chi ammazza senza discrimine sono invece le bombe intelligenti nostre». Certo, ma noi siamo il bene e loro il male, lo dice pure la Canzone d’Orlando, quasi mille anni fa e senza neanche ancora democrazia: «Paien unt tort e chrestiens unt dreit» (I pagani hanno torto e i cristiani hanno ragione).
Per cui bisogna difendersi. L’integrità del nemico non può «costare la vita dei nostri», come recita giustamente il Manuale di Guantanamo (poi al limite chiediamo scusa che, ripeto, non è poco).
È sempre un problema di percezione del nemico.