Pennellate liriche di un artista di genio

Le favole agrodolci di un pittore che sapeva essere genuinamente popolare

Una favola suddivisa in 180 parti, che altro non sono che le opere di Marc Chagall, in mostra al Vittoriano. Un corpus di capolavori che narrano, in maniera onirica e fanciullesca, un mondo apparentemente felice e sereno ma che invece, sotto una veste leggiadra e superficiale, evidenzia le tante antinomie di questo mondo. Chagall è il pittore che più di tutti quelli della sua generazione ha scelto di riportare nei suoi lavori pittorici, come si faceva prima dell’avvento delle avanguardie, l’attenzione su cose effimere, mantenendo sempre ferma l’attenzione sul bello, concetto completamente disgregato invece dal Cubismo, dal Dadaismo, dal Futurismo.
Artista sui generis, fuori da ogni schema tradizionale, Chagall sente molto forti le radici della sua Russia, patria amata ma dalla quale molto presto scapperà. Così come altrettanto forte è la componente religiosa dell’artista, ebreo di corrente chassidica, fondata su una spiritualità accessibile anche alla gente comune. E la sua religione è presente in molti dei suoi capolavori, anche nelle tante crocifissioni. Ma è stato un artista che ha lavorato nelle sinagoghe con lo stesso entusiasmo e amore che impiegato nel realizzare capolavori nelle chiese. «nel nome della libertà di tutte le religioni», scriverà infatti nel 1957 nella decorazione del battistero della chiesa di Notre Dame de Toute Grace ad Assy.
Timido e dolce, come si evince anche dai suoi scritti, è stato una delle figure più rappresentative del secolo scorso, punto di riferimento per molti artisti della sua generazione, come Malevic, Majakovskij, Malraux. Tra i pochi artisti celebre ancora in vita, ha utilizzato la sua fama per raccontare, a mo’ di favola, come già detto, un mondo pieno di cattiveria e malafede. La sua straordinaria capacità di essere popolare, anche per un uso del colore assolutamente unico, gli ha permesso di avere molte commissioni pubbliche, ed è stato il primo artista al quale la Francia ha dedicato un museo nazionale e una retrospettiva personale al Louvre.
Nella mostra si possono ammirare la sua duttilità e la sua versatilità, nei ritratti, come nei paesaggi. Opere diverse per tecnica, per dimensioni, per committenze, ma legate tutte da un piccolo particolare, che solo una persona attenta e sensibile può notare. In quasi tutti i suoi lavori infatti è ritratta una coppia, due innamorati, che sembrano non volersi sciogliere mai da un abbraccio eterno, sublimato dalla lirica pennellata di un genio. Che diceva sempre: se sei pittore, puoi avere la testa al posto dei piedi e resterai sempre un pittore.
«Chagall delle meraviglie», Complesso del Vittoriano, via San Pietro in Carcere. Fino al primo luglio. Info: 06.6780664.