Pennisi si dimette, ma ha affossato anche il Pgt

Poche parole su una lettera scritta a penna a autografata: «Caro presidente, con la presente intendo formalizzare le mie dimissioni dalla carica di consigliere comunale. In fede». Camillo Pennisi, in carcere da una settimana per aver intascato mazzette dietro a Palazzo Marino, ieri ha comunicato attraverso i suoi legali al presidente dell’aula, Manfredi Palmeri, l’abbandono dell’incarico nel Pdl in consiglio comunale. Già all’indomani dall’arresto glielo aveva chiesto a più riprese il sindaco (che ieri lo ha revocato ufficialmente anche dal cda della Fondazione Stelline). Il suo posto viene preso da Fabio Luoni, il primo dei non eletti di Forza Italia nel 2006. Ma il turn over non ricuce di un centimetro le distanze ri-aperte tra gli schieramenti sul Piano di governo del territorio. Proprio giovedì scorso Pd e Pdl stavano faticosamente arrivando ad un accordo su punti cruciali come l’housing sociale e il maxi-parco a Farini, ora è tutto da rifare. Il Pd che aveva chiesto la presidenza della Commissione Urbanistica lasciata da Pennisi, dopo l’elezione di Carmelo Gambitta (Pdl) ha promesso muro contro muro. Ed era la parte più «morbida», visto che con la sinistra radicale la porta era ancora chiusa prima del fattaccio. L’approvazione del nuovo piano regolatore almeno dopo le elezioni regionali diventa la migliore delle ipotesi. «Se iniziamo a parlare di primavera, diventerà estate», ammette qualche consigliere. Ricordando che ad aprile ci sono le feste di Pasqua e il bilancio preventivo e consuntivo da votare. Ieri il test sulla compattezza della maggioranza è durato 5 minuti: il tempo dell’appello in consiglio, convocato a oltranza dalle 15 alle sei del mattino e neanche partito per mancanza del numero legale. L’opposizione resta fuori, sui banchi della maggioranza rispondono in 26. Assenti o in ritardo 10 consiglieri su 36 (compreso il sindaco, il capogruppo del Pdl Gallera e quello della Lega Salvini, mancavano Garocchio, Giudice, Osnato, Bozzetti, Fede Pellone e Malagola del Pdl e Pagliarini del gruppo misto). Su 24 sedute convocate da dicembre a oggi sul Pgt, 13 volte è mancato il quorum. E dei 1.395 emendamenti presentati, finora ne sono stati esaminati appena 140. Numeri che la dicono lunga.
A un mese e mezzo dalle regionali, il Pdl aveva già chiesto la consueta pausa delle sedute a marzo per la campagna elettorale, e neanche l’invito del sindaco a rinunciare per portare a casa il Pgt coglie nel segno. Quello che viene sponsorizzato come il documento più importante dell’amministrazione rischia di restare affossato. La riunione dei capigruppo ieri ha confermato le sedute di domani, lunedì e martedì su documenti in scadenza prima che sul Pgt, poi deciderà come proseguire. Verrà fissata qualche seduta per riaprire lentamente il dialogo col Pd e arrivare ad aprile con qualche passo avanti. Ancora una volta, afferma il capogruppo dell’opposizione Pierfrancesco Majorino, «il centrodestra dimostra che da solo non è in grado di gestire il dibattito, l’ostruzionismo è all’interno del Pdl. Chiediamo un segnale politico forte, come la dimissione dei politici dai cda delle partecipate, o non usciamo dal muro contro muro. Il rinvio ad aprile è scontato, ma anche dopo sarà un rischio». Il vicecapogruppo del Pdl Michele Mardegan la definisce una proposta irricevibile». Il Pdl potrebbe lanciare un segnale di fumo almeno cedendo sulla votazione del difensore civico in aula domani.