Pennisi, spuntano le tracce di altre tangenti

Ha provato a negare l’evidenza, ma di fronte ai magistrati Milko Pennisi alla fine ha confessato. «È vero - ha detto - ho preso quesi soldi». Difficile sostenere il contrario, inchiodato dai filmati che lo riprendono mentre incassa i 5mila euro da Mario Basso, l’imprenditore edile che gli ha teso la trappola. «Mi sono rovinato con le mie mani», ha detto nel corso del lungo interrogatorio che si è concluso solo alle due di notte. Ma ha assicurato che «questa è stata l’unica volta». Una versione che convince molto poco gli inquirenti. Tanto che, già dalle prime analisi dei documenti sequestrati, ne sono emersi alcuni ritenuti «sospetti». Altre aziende, dunque, potrebbero aver pagato per accelerare le pratiche in commissione.
Cinque computer sequestrati nei suoi uffici e nella sua abitazione, due palmari, una mole enorme di carte. La procura inizia a tirare le fila dell’inchiesta dopo l’arresto per concussione del consigliere del Pdl, ora a San vittore. Ieri, i finanzieri hanno perquisito sia gli uffici del centro congressi «Stelline», di cui Pennisi è amministratore delegato dal 2003, che quelli dell’architetto Giulio Orsi (che non è indagato), ex dirigente di Palazzo Marino, già responsabile dello sportello edilizia. Ancora, verrà scandagliata l’attività svolta negli ultimi mesi dalla commissione Urbanistica, quella del centro congressi «Stelline», e quella della commissione expo, di cui Pennisi è membro. Infine, saranno tracciati i suoi movimenti bancari, alla ricerca di eventuali anomalie.