Un pensatore in guerra contro l’integralismo

Filosofo controcorrente, giornalista e intellettuale impegnato in una battaglia contro due nemici, uno esterno e l’altro interno alle democrazie occidentali: il nichilismo dei fondamentalisti islamici e il relativismo etico della cultura europea. André Glucksmann, nato nel 1937 vicino a Parigi, appartiene con Bernard-Henri Lévy al gruppo dei «nuovi filosofi», che prendono di mira i sistemi totalitari. Rifiuta una filosofia puramente accademica per una riflessione più attenta alle questioni sociali e politiche. Da giovane, partecipa agli eventi del maggio ’68 come miltante maoista, poi negli anni ’70 combatte a favore dei resistenti all’oppressione sovietica. Nel 1975 pubblica il primo libro di successo, «La Cuisinière et le mangeur d’hommes, réflexions sur l’État, le marxisme et les camps de concentration», dova fa un parallelo - ardito per quegli anni - tra nazismo e comunismo. Si è spesso schierato con gli Usa e Israele sulle questioni di politica estera. Nel 2003, su Le Monde, ha attaccato il «fronte della pace» sostenendo che Saddam Hussein aveva armi di distruzione di massa. In Italia ha pubblicato: «L’atto antitotalitario» , «Dostoevskij a Manhattan», «La terza morte di Dio», «Occidente contro Occidente».